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Il pane, le rose e molto di più

Aggiungi un posto al nido

In questi giorni sto leggendo “La cultura degli italiani” (Editori Laterza, 2010), una conversazione di Tullio De Mauro con il giornalista Francesco Ebani sullo stato di salute della nostra cultura.

Una lettura piacevolissima, dove ricorre molto spesso, come ovvio che sia visto che a parlare è un ex Ministro della Pubblica Istruzione, il tema della scuola e dell’apprendimento. Nelle prime pagine De Mauro parla di come nell’Italia degli anni ’60 ci si rese conto dell’importanza della scuola dell’infanzia (i grassetti sono miei):

Si capì che la mancanza di scuole pre-elementari era uno scoglio fondamentale per un paese che volesse navigare nel mondo moderno, staccandosi dagli ancoraggi del mondo contadino.

Più avanti sostiene:

La domanda sociale è forte, legata sia a fattori estranei alla scuola, come il lavoro di entrambi i genitori, sia all’utilità per i bambini di socializzare.

Poi il caso vuole che sul Sole 24 Ore di lunedì 3 gennaio esca l’articolo di Cristiano GoriAll’asilo si gioca con un futuro incerto“, che invito a leggere. Nella seconda parte del pezzo si legge (i grassetti sono sempre miei):

In Italia, la discussione pubblica sui nidi viene abitualmente affrontata nel dibattito su famiglia e ruolo della donna. Un dibattito peculiare – ad esempio, i benefici dell’asilo per il suo vero utente, il bambino, non sono mai considerati – e dai tratti ricorrenti.
I toni sono sovente concitati e i ragionamenti astratti, si discute il generico modello di società che si desidera e si trascurano gli interventi effettivamente realizzati; dunque, aspri confronti in merito all’utilità dei nidi per la società italiana e scarso interesse a capire, per esempio, se l’attuazione del piano nidi sia effettivamente servita alle famiglie in carne ed ossa.

E poi ancora:

I servizi alla prima infanzia richiedono al bilancio pubblico uno sforzo marginale e producono effetti positivi su aspetti decisivi per il futuro dell’Italia: la capacità di apprendimento delle nuove generazioni, l’occupazione femminile, le opportunità per chi proviene da contesti svantaggiati. Negli altri paesi europei il loro rafforzamento costituisce un obiettivo condiviso dai diversi schieramenti politici, di cui il governo centrale si è assunto la responsabilità. Da noi, se nulla cambierà, l’obiettivo dei prossimi anni sarà evitare di indietreggiare rispetto a oggi.
Esiste anche un’altra possibilità. Il 2011 potrebbe vedere la battaglia ideologica sulla famiglia prendersi un meritato riposo e gli sforzi convergere verso il concreto rafforzamento di un’utile infrastruttura sociale, cioè i nidi.

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