#donnexdonne, per una Rete di buone prassi

Intervista doppia in vista del nostro appuntamento del 15 ottobre alle Officine Minganti. Protagoniste del post di oggi sono Stefania Boleso e Monica Massola che a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna, racconteranno l’esperienza di #donnexdonne.

A volte basta un hashtag per fare rete e condividere buone prassi al femminile. E’ quello che è successo a Stefania e Monica. Buona lettura!!!

Vi ricordo che l’hashtag della nostra iniziativa è #NPDonne.

Ringrazio Barbara e Stefania (che finalmente conoscerò dopo un anno intensissimo di e-mail ;-)) ) per la disponibilità e la pazienza.

Come è nato #donnexdonne?

STEFANIA Tutto nasce da una discussione su twitter, uno scambio di idee e punti di vista sul tema della collaborazione tra donne. Lo ammetto senza problemi: io ero quella scettica.

Sostenevo (e ne sono convinta ancora adesso) quanto fosse difficile per le donne fare rete.

Qualcuno mi ha contraddetto, affermando che esistono molti esempi di collaborazione tra donne, buone prassi che spesso però restano nascoste. Da qui l’idea della giornata di blog collettivo, dove ciascuna di noi ha cercato di mettere in luce esempi positivi di collaborazione.

MONICA Ci sono state persone – assoluti sconosciuti – con cui ho/abbiamo condiviso alcune idee, e poi degli hashtag, e poi giornate di blogging, e gruppi facebook …. che hanno rappresentano nuovi incontri e possibilità di usare la rete in modo interessante e diffusivo. All’inizio ci siamo confrontate, tra donne, sulla “diceria” che vuole le donne nemiche tra loro, così è nata una giornata di blogging che fosse non solo capace di sfatare questa visione mitologica del “femminile” ma anche di nominare le buone prassi, i luoghi, i modi dove le donne potevano vivere in modo qualitativamente migliore.

Quando avete capito che poteva diventare qualcosa di più di una giornata di blogging?

MONICA Dopo il 21 luglio le persone non solo continuavano ad iscriversi al gruppo ma commentavano e lo facevano vivere al di là della nostra idea iniziale …

STEFANIA La partecipazione è stata straordinaria, personalmente questa giornata mi ha dato la possibilità di conoscere blogger delle quali fino a quel momento ignoravo l’esistenza; belle persone che adesso seguo regolarmente. Ci siamo rese conto che sarebbe stato un peccato lasciar morire tutta l’energia e tutto il fermento che si era creato, e così abbiamo pensato a varie opzioni: un e-book o un libro cartaceo dove raccogliere tutti i post, un wiki e altro ancora. Però alla fine abbiamo deciso di continuare a riempire di contenuti  il gruppo FB, che per molti è ancora la piattaforma più semplice da utilizzare.

Come si è sviluppata questa esperienza? Che cos’è la Bloggherìa? E il blog Divergenti?

MONICA Sono due blog, ancora da implementare, con due oggetti diversi:

il primo vorrebbe offrire consigli e trucchi spiccioli e facili per cominciare a conoscere, usare e i socialnetwork. Il blog “divergenti” aspirerebbe ad uscire dalla chiusura tematica del gruppo per aprire a riflessioni di maggiore respiro che sappiamo essere davvero divergenti.

STEFANIA La cosa migliore mi sembra fare un “copy&paste” di ciò che è scritto sul blog Divergenti:

Chi siamo e cosa cerchiamo

Abbiamo partecipato tutte a una giornata web intitolata #donnexdonne alla ricerca di buone prassi al femminile sui socialnetwork, coronata da un successo inaspettato che ci ha riempite di idee, riflessioni, materiale. La tipicità della giornata è stata connotata dalla parola chiave “ buone prassi al femminile“, e questo pare possa essere un punto nodale e di partenza, perché che manca non sono “ottimi progetti” ma la capacità di farli vedere, mostrare, produrre, pubblicizzare e rendere fruibili per la “collettività”. Non ci si può limitare a dire che le donne sanno fare bene le “cose”, ma è basilare individuarle, farle uscire, renderle cultura, politica, ricerca, progetti, ovvero …azioni, azioni e ancora azioni. In questo senso forse possiamo rubare al “maschile” la esibizione fiera delle capacità, dei luoghi, dei progetti che sappiamo costruire. E la rete offre questa possibilità di dare valore e visibilità a persone/eventi che altrimenti sarebbero rimasti silenti.

Il 21 luglio 2011 abbiamo avuto il sentore di cosa potevamo fare a partire da una semplice discussione nata su twitter. Adesso siamo qui e stiamo iniziando. Seguici su:

La Bloggherìa, un blog dove potrete trovare consigli e suggerimenti per muovervi in rete, dalla prima volta in poi.

Divergenti, che è le continuazione ideale delle discussioni nate nel gruppo Facebook, cui potete anche iscrivervi per discutere con noi quotidianamente.

C’è una storia o una buona prassi di tutto quello che avete raccolto fino ad ora che vi ha colpito in maniera particolare?

STEFANIA  Poiché il background delle partecipanti al gruppo è eterogeneo, per me è sempre interessante leggere le storie lontane da quella che è stata le mia esperienza fino ad ora. Quello che ogni volta mi stupisce positivamente è la capacità che hanno le donne di “far accadere le cose”, il loro pragmatismo grazie al quale non si limitano a proporre un’idea, ma se ne intravedono la fattibilità, la realizzano.

Penso per esempio all’iniziativa “Viaggio all’Aquila lungo la Statale 17” di Mammamsterdam, oppure al recentissimo “2euroX10leggi” di Ipazia.

MONICA C’è anche #veretonne che nasce come idea ironica per smitizzare gli stereotipi maschili e femminili, usando proprio gli strumenti web (es. picknik è il mio programma di grafica preferito) per scorporare le immagini pubblicitarie,  dal loro messaggio iniziale, correggendole e rimettendola  insieme con una nuova comunicazione, ridipinta con ironia e leggerezza. Vorremmo farne un blog o qualcosa di simile che si muova sullo stesso asse.

Avete partecipato al Momcamp di Milano confrontandovi con altre donne e mamme. Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

STEFANIA Innanzitutto è bello associare un nome ad un volto, e rendersi conto che il feeling che si è creato online con alcune persone si ripropone nella vita reale.  Anche in occasione del Momcamp ho percepito tanta energia, tanta voglia di fare. Credo che il web stia dando a tante donne la possibilità di esprimersi a 360°, di tirare fuori capacità e risorse che neanche loro credevano (forse) di avere.

MONICA Il mom camp ci ha lasciato la possibilità di conoscerci personalmente, come blogger che hanno partecipato alle varie giornate di blogging, girate in rete (#quoterosa, #scuolaitaliana e appunto #donnexdonne). Ma anche di uscire fisicamente dal web e riconnetterci ad una rete “corporea”.

Cosa racconterete alla nostra iniziativa?

MONICA Credo che saremo in grado di raccontare una esperienza che è ancora in divenire. Anzi queste due uscite dal web (mom camp e l’invito a “le nuove professioni per le donne” ci ingaggiano con nuove domande sulle prospettive che ci stiamo dando. Riusciremo a non essere solo un fenomeno web o troveremo davvero questa famigerate buone prassi, per mostrarle come una possibilità di cambiamento utile a tutte e tutti, a chi le mostreremo, che interlocutori saremo o quali troveremo?

STEFANIA Racconteremo più o meno quello che stiamo dicendo a te. Quindi per favore non chiederci troppo!

Quale sarà il prossimo passo di #donnexdonne?

MONICA Questa è, forse, la domanda più complessa, e la risposta più onesta sarebbe “non so”, proprio perché siamo partite per una giornata di blogging ed oggi siamo invitate a raccontare cosa abbiamo fatto, come è successo, dove vogliamo andare….

STEFANIA Occorre riuscire a mantenere alta la partecipazione al gruppo, cercando di mettere in evidenza le buone prassi, le attività virtuose da prendere come esempio. Ci siamo accorte che è facilissimo criticare, soprattutto in un Paese come il nostro, in un periodo storico come questo. Molto più difficile è portare alla luce esempi positivi, ma dobbiamo riuscirci, perché ce ne sono ed è giusto che vengano riconosciuti e valorizzati.

Entrambe siete arrivate alle nuove tecnologie e, in particolare, al web 2.0 dopo percorsi ed esperienze professionali molto diverse. Vi raccontate brevemente?

MONICA Il lavoro mi colloca nell’area dei servizi: come consulente pedagogico e come psicomotricista; entrambe le identità professionali hanno comportato una forte riflessione sulla dimensione comunicativa. Ma sono stati anche gli anni di esperienza nel mondo della cooperazione sociale, che hanno spinto verso una forte esigenza di traduzione dei saperi maturati nel lavoro educativo, e nella sociale nella rete concreta e tangibile dei servizi, della scuola, e dall’incontro con l’utenza dei servizi (minori e disabili).

Il web ha poi rappresentato due possibilità espressive concrete: esplorare la mia forma comunicativa personale, infatti il mio primo blog “nasce” contemporaneamente alla nascita della seconda figlia (possibile per via di quel tempo espanso che regala la lontananza dal mondo del lavoro); e anche quella di esplorare e scoprire la comunicazione su alcuni oggetti “pedagogici”, esperienza condotta in forma di blog con alcuni colleghi e colleghe. Il tutto legato insieme dalla possibilità dialogica intrinseca al web 2.0. Trovare le connessioni comunicative nei e tra i vari socialnetwork fa parte di una sorta di ricerca/esperienza che sto ancora facendo e che mi occorre per continuare ad apprendere. Per me questa è la seduzione pericolosa del web , la fascinazione continua del comunicare, le forme che prendono le parole scritte, le tipologie dei luoghi, le possibilità di incontro con un livello facilitato e più “friendly”, e la possibilità di fruire e condividere saperi deboli. Cosa che forse rende il web particolarmente appagante, in questo senso, per le donne. A patto credo di non farsene rapire e imparare a connettere la rete digitale a quella che io chiamerei “corporea”, fatta di incontri più fisici.

STEFANIA Ho 40 anni, un passato da manager d’azienda che si è interrotto “spintaneamente” nel momento in cui sono rientrata al lavoro dopo la maternità. Dopo lo smarrimento iniziale (credo comprensibile), ho cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno ed ho considerato il mio “incidente” , come sono solita definirlo,  come un segnale, una grande occasione per reinventarmi la vita.

Sono arrivata al web 2.0 per un mix di curiosità professionale (mi occupo di marketing) e coinvolgimento personale, perché le più grandi testimonianze di solidarietà ed affetto mi sono arrivate proprio dalla rete.

Trovo che il web 2.0 pulluli di energia, dinamismo, e democraticità, qualità che se fossero traslate nella vita reale renderebbero questo mondo un posto migliore per tutti.

Ormai sono una “addicted” (suona meglio in inglese che in italiano), non credo potrei più farne a meno!

Un anno in dieci articoli

Nell’anno che si è da poco concluso i giornali si sono occupati del tema donne e lavoro quasi esclusivamente per raccontare storie di mobbing, parlare di tassi di disoccupazione, precariato e trattamenti economici discriminanti.

In questi mesi ho raccolto numerosi articoli sul tema per una mia ricerca e in questo post voglio segnalare, a partire da quello che ho scritto in un altro mio blog, i dieci articoli per me più significativi sperando che il 2011 ci riservi qualche buona notizia:

Caso Boleso-Red Bull

Rapporto della Banca d’Italia

Rapporto del Ministero del Tesoro sul welfare

I dati Ocse sull’occupazione femminile

Chiara Saraceno e le donne a caccia del lavoro

Quote rosa e Pubblica Amministrazione

Il rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum

La lettera di Costanza Fanelli a Emma Marcegaglia

Le mamme part time di Stefania Bauce’

Onorevoli mamme