Due pesi e due misure

E’ proprio uno strano Paese il nostro.

Due giorni fa la Camera ha approvato in via definitiva la legge sulle quote rosa con rallegramenti a destra e a sinistra (bipartisan, dicono quelli più snob), oggi una azienda in provincia di Milano, la Ma-Vib di Inzago, ha licenziato 12 operaie e nessun uomo perché “così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio”.

Nel pomeriggio l’associazione Donne Pensanti  ha lanciato una mail bombing contro la Ma-Vib (info@mavib.com) ricordando le parole dell’articolo 37 della nostra Costituzione:

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

E’ proprio uno strano Paese il nostro.

Fatti più in là

Nei giorni che precedono l’8 marzo sui giornali e in tv è tutto un parlare di donne. Mi è capitato di leggerne tanti, alcuni li ho coservati, altri mi hanno fornito lo spunto per qualche post. Come questo di Monica D’Ascenzo uscito sul Sole24Ore proprio alla vigilia della festa della donna.

Ha ragione Monica, però, quando scrive: “Una settimana all’anno dedicata alle donne, però, non è sufficiente e lo si può leggere fra i numeri dell’ultima indagine Istat. L’occupazione femminile a gennaio è tornata sui livelli della primavera del 2006”.

L’ho contattata e questo è il risultato della nostra chiacchierata.

Ringrazio Monica per la disponibilità e per la cortesia.

Nel dicembre 2009 l’Istat ha pubblicato l’indagine multiscopo “Le difficoltà nella transizione dei giovani allo stato  adulto e le criticità nei percorsi di vita femminili” (ne ho parlato già qui). Le ultime pagine dell’indagine sono dedicate alle donne che lavorano, alle loro attese come madri e  alle criticità connesse ai percorsi professionali. Tra i dati che emergono e che ricorrono anche in statistiche e studi più recenti colpisce che l’arrivo di un figlio incida sulla stabilità occupazionale delle donne.

In particolare, dopo la maternità facciamo fatica a rientrare nel mondo del lavoro e, se precarie, abbiamo più difficoltà a mantenere l’occupazione o a stabilizzarci. 

In Italia le donne contano per il 60% dei laureati, inoltre le studentesse hanno in media voti più alti e si laureano più velocemente. Si ha riscontro di questo anche nei concorsi per l’accesso a professioni come l’avvocatura o la magistratura. Non c’è, invece, alcuna corrispondenza con la presenza delle donne a livelli manageriali nelle aziende, perché sopravvivono i tetti di cristallo difficili da sfondare. Il vero problema è che una donna su quattro rinuncia al proprio lavoro con la nascita del primo figlio perché in Italia mancano le strutture sociali che permettano di conciliare, senza eccessivi sacrifici,  la sfera familiare e quella professionale.

Qualche mese fa la cancelliera tedesca Angela Merkel ha firmato con i vertici dell’industria e dei sindacati la Carta dell’orario di lavoro orientato sulla famiglia per offrire a chi lavora più tempo ed energia per la famiglia (questa la  notizia in un articolo su Repubblica). In Italia si parla tanto di famiglia e di politiche per la famiglia, però temi come la conciliazione dei tempi sembrano non trovare spazio nell’agenda politica. Perché?  

L’8 marzo scorso le parti sociali e il ministero del Lavoro hanno siglato l’avviso comune che apre il percorso tecnico per introdurre, in tutti i livelli di contrattazione, forme di flessibilità family-friendly e di conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro. Orari rimodulati, lavoro a tempo parziale, forme di telelavoro, congedi parentali rimodulati e una gestione più attenta dei permessi sono solo alcune delle leve su cui potranno contare le parti per definire, entro i prossimi tre mesi, le buone pratiche di conciliazione da sostenere e diffondere in sede di contrattazione. Il prossimo anno sarà fatta una verifica dello stato di attuazione. Ma i cambiamenti all’interno delle aziende restano ancora troppo lenti.

Tu scrivi di economia. Negli ultimi due anni il tema che tiene banco è la crisi. Può esserci una lettura al femminile della crisi e delle possibili soluzioni per uscirne? 

La crisi economica ha colpito duramente l’occupazione femminile scesa dal 47,2% al 46,4%. D’altra parte in Italia le donne contano per il 60% dei contratti “precari”, che sono i primi a essere tagliati in caso di crisi. Il risvolto positivo è stato che le donne hanno dimostrato di potersi reinventare meglio e più degli uomini. Non è un caso, infatti, se negli ultimi anni è aumentata l’iniziativa imprenditoriale femminile. Inoltre per gli uomini esiste una sorta di identificazione con il proprio lavoro, che li mette in crisi nel momento in cui la sfera professionale viene a mancare.

Nel tuo ultimo libro “Fatti più in là. Donne al vertice delle aziende: le quote rosa nei cda” fai il punto sulla questione quote rosa nei consigli di amministrazione. Il tema è tornato d’attualità con la proposta di legge di qualche mese fa che ha riacceso il dibattito. A che punto siamo in Italia?  

La proposta di legge bipartisan Golfo-Mosca è attualmente all’esame della commissione finanze della Camera. Manca solo il via libera del Governo perché possa venire approvata in via legislativa, quindi senza passare al voto in aula. Se arrivasse il sì dell’esecutivo, prima della pausa estiva potrebbe diventare legge ed entro una decina d’anni avremmo un terzo dei cda delle società quotate composto da donne. 

Un anno in dieci articoli

Nell’anno che si è da poco concluso i giornali si sono occupati del tema donne e lavoro quasi esclusivamente per raccontare storie di mobbing, parlare di tassi di disoccupazione, precariato e trattamenti economici discriminanti.

In questi mesi ho raccolto numerosi articoli sul tema per una mia ricerca e in questo post voglio segnalare, a partire da quello che ho scritto in un altro mio blog, i dieci articoli per me più significativi sperando che il 2011 ci riservi qualche buona notizia:

Caso Boleso-Red Bull

Rapporto della Banca d’Italia

Rapporto del Ministero del Tesoro sul welfare

I dati Ocse sull’occupazione femminile

Chiara Saraceno e le donne a caccia del lavoro

Quote rosa e Pubblica Amministrazione

Il rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum

La lettera di Costanza Fanelli a Emma Marcegaglia

Le mamme part time di Stefania Bauce’

Onorevoli mamme