Con gli occhi di Silvia

Silvia Storelli è una film maker. Abbiamo conosciuto la sua storia in occasione di #Npdonne a ottobre.

La seguo sui social network e, dopo aver riletto quello che aveva raccontato a Francesca Sanzo in occasione dell’iniziativa (qui la sua intervista), ho voluto conoscere più da vicino la sua storia, il suo percorso professionale, le difficoltà che sta incontrando in questo momento.

Ecco la nostra chiacchierata (i grassetti sono miei):

Come mamma e come donna hai incontrato difficoltà nel tuo percorso professionale?

Sì, ho sempre faticato per riuscire a fare quello che mi piaceva fare, cioè i video. Mi sono sempre guadagnata il pane, anche se poco, cercando di affermare il mio stile narrativo con il video: ho fatto documentari e tanti laboratori nelle scuole. Una ricerca di un paio di anni fa mi indicava come la film maker più produttiva in ambito sociale nella città di Bologna.

Fare la film maker non è mai stato semplice visto che ho sempre avuto a che fare con un ambiente molto maschile e maschilista.

Ho scelto perciò di non ricercare la via del riconoscimento “ufficiale”,  ma di mettere a servizio il mio modo di lavorare per progetti di ambito sociale. Ho sempre avuto la “smania” di produrre, di fare, di creare e mai di promuovermi, convinta che prima o poi avrei avuto dei riconoscimenti.

Conciliare poi  il ruolo di mamma con quello della professionista è stato sempre difficilissimo, ma per fortuna ho una famiglia che mi aiuta tantissimo. Sono diventata mamma a 32 anni e il tipico decennio della vita da aperitivo l’ho trascorso ad occuparmi della crescita di Olivia e della produzione dei miei lavori, senza mai concedermi i famosi apertivi! Potrei recuperare oggi, ma sono disoccupata e sto tagliando tutte le spese superflue.

La crisi economica ha avuto ripercussioni sulla tua attività?

La crisi mi ha praticamente fermato: sono 7 mesi che non lavoro (a parte due piccoli laboratori che ho condotto) e questo dal ’96, anno in cui ho iniziato a lavorare guadagnando, non era mai successo.

Confesso che la tentazione di appendere la videocamera al chiodo ce l’ho e magari potrei costruire un progetto di impresa.

L’essere entrata in contatto con una rete di donne come quelle di #Npdonne o altre sui social network ti ha aiutato per nuovi percorsi?

Sì, mi è servito tantissimo per ritrovare energia e anche autostima, per confrontarmi, per trovare sostegno e per avvicinarmi in maniera più consapevole all’ambito web, infatti sto cercando di propormi essenzialmente per realizzare servizi video per il web.

Che cos’è Recpausa? Mi parli del tuo store on line?

Recpausa è il mio blog: un luogo per raccontare altre cose che mi riguardano che non siano inerenti al lavoro. In Recpausa sperimento nuovi modi di utilizzare la natura video-narrativa dei mezzi leggeri come smartphone e fotocamere portatili, invento progetti creativi collaborativi come #twitscript, tengo un video-diario digitale e racconto la mia rigenerata vocazione verso l’handmade.

Ellis Store è un tentativo di shop online! Ma non ho il tempo di seguirlo. Forse nei prossimi giorni ci saranno delle novità…

Siska, una passione per i libri

Annalisa Uccheddu, una laurea in teatro, ha fatto della sua passione per i libri un lavoro, anzi un lavoro 2.0 visto che ha creato una casa editrice di e-book basata su progetti e contatti sviluppati online. Dall’editing allo scouting, fino alla vendita, è nata l’azienda Siska Editore.

Annalisa ha partecipato sabato 14 aprile al barcamp  Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?”. Ecco cosa ci ha raccontato qualche giorno prima di #Npdonne.

Mi parli brevemente del progetto che presenterai domani?

All’incontro di domani parlerò della mia casa editrice nativa digitale, Siska Editore, nata dalla passione per i libri per la lettura e dalla mia esperienza di blogger e dalla fiducia nelle potenzialità del digitale. Credo, infatti, che l’editoria digitale sia un ottimo strumento per diffondere la cultura, la lettura, per valorizzare nuovi autori e nuove storie. Inoltre, mi affascina la dinamicità del formato digitale che è in fase di continua evoluzione. La trasformazione da blogger a editore digitale è il risultato di un’alchimia tra il blog, i social e i “magici aiutanti” (amici vecchi e nuovi), della curiosità, della volontà di raccontarsi e di leggere gli altri. Le mie prime autrici sono blogger che seguivo. La ricerca degli autori e di “storie filosofe”, come amo chiamarle, continua ancora tra i blog, ma anche tra le proposte letterarie che arrivano in redazione.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Non vedo l’ora di ascoltare le esperienze delle altre, scoprire quanto mi ritroverò in esse e quanto potrò imparare da loro. Mi aspetto che sia un’esperienza di incontro e di scambio stimolante nell’immediato presente, da cui potrebbero partire collaborazioni future, di ascolto reciproco per cominciare. Se da un lato sarà un modo per conoscere altre donne “avventurose” come me dall’altro sarà occasione di confrontarmi sul mio progetto con i presenti e ogni occasione di feedback è sempre preziosa.

Chi eri prima della tua svolta geek (se questa è stata uno spartiacque nella tua vita professionale)?

Ho una formazione umanistica: liceo classico, Facoltà di Lettere e corso di Laurea in teatro, i libri sono sempre stati la mia passione. A 15 anni mi sono innamorata del pc e della tastiera, a 27 ho aperto un blog e a 28 sono partita con Siska Editore. Alla fine si è trattato di un cambiamento graduale, il digitale è diventato rapidamente parte integrante della mia vita, è vero. Però credo che ci sia stato uno spartiacque, ancora più forte di quello del blog, e che sia coinciso con la creazione dei prodotti digitali: gli ebook. Oltre al lavoro editoriale e di redazione, che è proprio di ogni editore, mi appassiona davvero tanto realizzare gli ebook, mettere mano negli html, nel css ecc… E quando c’è qualcosa che non torna? Chiedo aiuto a chi ne sa più di me e continuo ad imparare.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

La mia professione è interamente nata e cresciuta in rete, quindi direi che l’influenza è stata totale! Certo la maggior parte dei contenuti (storie, filastrocche e romanzi) nascono offline, ma è in rete che si sviluppano e che camminano con le loro gambe (e con quelle degli amici che le sostengono). Del resto noi stesse non siamo “dentro” la rete, ma con le nostre idee creative, i nostri contenuti,  il nostro dinamismo rendiamo la rete viva e reale; diventiamo rete noi stesse. La rete mi ha permesso di entrare in contatto (prima in forma di ascolto e poi di dialogo) con persone che mi hanno arricchita enormemente e di comprendere che era possibile trasformare l’idea iniziale di un blog di racconti in qualcosa di più: una casa editrice digitale.

Poi, trovo che le donne sappiano fare rete in maniera molto efficace e ultimamente ne ho riscontrato la prova lampante in un social dedicato esclusivamente alle donne. Si chiama di www.withandwithin.com e mi ha dato molte occasioni di dialogo e di crescita sia personali sia lavorative (tra cui molti preziosi feedback di lettrici e di blogger riguardo agli ebook che pubblico).

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Sicuramente tanto. Per cominciare, molte delle informazioni che raccolgo le condivido con le persone che conosco (che siano o meno attive quanto me in rete). Un esempio per tutti, come blogger ho imparato a conoscere ad apprezzare molte mamme blogger e ora che alcune care amiche sono in dolce attesa segnalo loro i blog e i post che fanno al caso loro. Ed è bello sentirsi utile anche così. E poi nella vita off line è diventato ancora più facile e naturale creare rete e lanciarsi in nuovi progetti.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc etc)?

Le tecnologie e la rete si combinano molto bene con la versatilità delle donne. Penso che le nuove tecnologie possano incidere enormemente sulla vita di una donna e in positivo. Certamente negli aspetti che sottolinei tu, ma soprattutto nella sostenibilità del lavoro, sia in termini di economia che di tempo. Nel lavoro da casa e su internet le possibilità per una donna di gestire le altre incombenze con più efficacia e serenità esistono realmente. Attenzione, però. C’è sempre il rischio – lo vivo in prima persona – di strafare anche in questo caso e di ritrovarsi sommerse da tutto e di più (casa, lavoro, varie ed eventuali). Le tecnologie, e la nostra abilità nel loro utilizzo, aiutano perché sono uno strumento di lavoro e di comunicazione potentissimo, e possono migliorare la qualità della nostra vita, ma non possono sostituire la collaborazione e il rispetto di cui ciascuna di noi ha bisogno da chi ci circonda. Detto questo, penso che i passi avanti che con le tecnologie riusciremo a compiere nel lavoro e nella vita quotidiana ci permetteranno di compierne altrettanti su altri versanti.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37. Qui lo storify a cura di Francesca Sanzo.

Alice, la Reina delle torte 2.0

Alice Reina è attrice, storyteller e creativa. Grazie alla rete sviluppa idee per laboratori e spettacoli di teatro sociale. Crea decorazioni personalizzate per torte e ne racconta su Bologna In Torta.

Alice ha partecipato sabato 14 aprile al barcamp  Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?”. Ecco cosa ci ha raccontato qualche giorno prima di #Npdonne.

Mi parli brevemente del progetto che presenterai a #Npdonne?

Parlo di due delle mie start-up: Le CarteFavola e BolognaInTorta.
Le CarteFavola sono un prodotto editoriale di storytelling
( la mia principale attività ), un gioco a raccontare e raccontarsi creato per generare relazioni narrative tra adulti e bambini, tra bambini e bambini e tra adulti e adulti.
BolognaInTorta è il mio blog di cake design, attività che ho cominciato per “arrotondare” le mie entrate mensili unendo la mia passione della cucina ad un personal storytelling, ad un blog.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Mi aspetto di condividere esperienze e, perché no, di promuovere i miei progetti nel territorio, creando sinergie.

Chi eri prima della tua svolta geek?

E’ un mondo completamente nuovo per me. In realtà è da poco più di un anno che mi sono avvicinata alla comunicazione 2.0. Ho una formazione teatrale, mi sono laureata in DAMS teatro, ho un diploma da attrice ed un master in recitazione. Per anni ho percorso la via “canonica” degli attori: mi muovevo tra Milano e Roma facendo provini, spettacoli in varie compagnie in giro per l’Italia. Poi ho “scoperto” il teatro sociale” e la mia visione del teatro è cambiata: il teatro come mezzo e non come fine. Ho cominciato ad utilizzare le mie competenze nel campo del sociale, lavorando in centri anti violenza e conducendo laboratori con minori vittime di abusi e maltrattamenti.
Il mio approccio al web era molto limitato: mandavo le mail a chi conosco, usavo facebook come l’utente medio.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

Poco più di un anno fa ho conosciuto Francesca Sanzo, la sua attività di blogger e mi sono detta: perchè non provare questa strada?
Non è stato facile, e a volte non lo è ancora: sono molto attaccata alla comunicazione diretta, ho studiato un media molto antico, il teatro.
Grazie a lei e Stefano Castelli di Studio Lost, ho cominciato ad imparare nuove strategie, ad applicare la mia formazione di “cantastorie” ad un media veloce e diretto come il web.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Il mio utilizzo del web è strettamente collegato alla mia attività off-line: la rete è una cassa di risonanza per promuovere le mie iniziative, i miei progetti. Ciò che porto di me, della mia vita è principalmente la parte professionale.
Cerco però di non essere troppo “professionale”, poichè uno dei miei obiettivi è proprio quello di promuovere il Teatro Sociale e lo storytelling, di coniugare un linguaggio nuovo con uno antico, avvicinando le persone, facendo in modo che riscoprano modalità di relazione e di aggregazione oggi, spesso, dimenticate, percepite come distanti.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc, etc)?

Nel mio caso devo dire che, a piccoli passi, mi stanno aiutando. In primis mi hanno insegnato un approccio al lavoro più dinamico, propositivo e positivo. Inoltre, il fatto che gran parte degli strumenti web siano ormai abbastanza intuitivi e alla portata di tutti, rende il lavoro autonomo. Questo credo sia un punto di forza per le donne: sono convinta della capacità generatrice delle donne, in tutti i campi e ritengo che le nuove tecnologie possano essere uno strumento di autonomia, di auto-impresa e di stimolo di risorse assolutamente vincente.
L’importante, almeno dal mio punto di vista, è non chiudersi nella rete, ma mantenere un continuo contatto e scambio tra on e off line.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37. Qui lo storify a cura di Francesca Sanzo.

NPDonne, Lisa Ziri racconta Nemoris

Questa mattina il barcamp Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?” ha ospitato la testimonianza di Lisa Ziri, della start-up al femminile Nemoris, nata nel 2011, e ideatrice insieme a Silvia Parenti di ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Questo il racconto della sua esperienza.

Che cos’è Nemoris?

E’ la nostra startup tecnologica al femminile. A #Npdonne racconto la storia della sua nascita, dovuta al fallimento dell’azienda per cui lavoravamo io e la mia socia Silvia Parenti. Siamo una matematica e un ingegnere elettronico, eravamo nell’R&D e sviluppavamo software. Trentotto anni, mamme, donne, poche speranze di trovare il lavoro qualificato che cercavamo, abbiamo deciso di approfittare di tutto il tempo libero dato dalla cassa integrazione/contratto di solidarietà per esplorare se ci fosse la possibilità di fare qualcosa in proprio.

Mio marito è avvocato (uno dei pochi con un grande interesse per l’informatica :-)) e quindi mi sono trasferita da lui per capire come lavorava e se per caso ci fosse un qualche bisogno a cui i software attuali non rispondevano. In realtà ci siamo accorte che gli avvocati hanno grossi problemi nel gestire l’archiviazione digitale dei loro file. I sistemi presenti sul mercato erano dei gestionali che avevano molte funzionalità non utilizzate mentre mancava un sistema che permettesse davvero di risparmiare tempo e tenere le cartelle in ordine e trovare tutto anche a distanza di anni. Noi non avevamo una soluzione, allora abbiamo riallacciato i contatti con le università e cominciato a frequentare le comunità open source. Abbiamo studiato libri e nuovi linguaggi, cambiando totalmente prospettiva. Con la nostra idea ci siamo presentate ai progetti di sostegno alle imprese tecnologiche Spinner e We Tech Off e ci hanno confermato che l’intuizione era buona. Ci hanno dato molto in termine di formazione alla gestione di un impresa: noi il software lo sapevamo fare ma per fare una start-up ci vuole anche dell’altro.

Alla fine abbiamo realizzato un software, ilexis, che utilizza le tecniche del web semantico per archiviare automaticamente i file di tipo legale: in pratica i dati importanti vengono estratti dal file senza che l’utente abbia bisogno di reinserirli e le informazioni vengono archiviate semanticamente, permettendo poi delle ricerche di tipo semantico, che cercano cioè di capire l’ambito dell’informazione richiesta ed cercano i file non per semplici chiavi ma per significato. Abbiamo poi visto che questo tipo di motore può essere applicato a vari ambienti e ora stiamo realizzando personalizzazioni per diversi ambiti documentali.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Di avere e contribuire a creare dei role model per donne imprenditrici in campo tecnologico. Nei progetti di sostegno allo sviluppo di imprese innovative ci sono pochissime imprese con un’alta percentuale femminile e quasi nessuna con imprenditrici che siano anche mamme.

Mi racconti chi eri prima della tua svolta geek?

Sono sempre stata un po’ geek (mi definisco nerd con i tacchi, anche se ormai non li porto quasi più). Quando guardo The big bang theory rido come una pazza perché riconosco perfettamente me e i miei amici. Adoro la fantascienza, ho studiato matematica, lavoro nel mondo del software, sperimentato servizi web ancora in beta per curiosità, conosciuto mio marito napoletano facendo un gioco di narrazione su internet, creato legami tramite i social network, ho un blog, amo l’open source e ho molta fiducia che la tecnologia sia un aiuto notevole per costruire un mondo migliore.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

Senza la rete non saremmo riusciti a fare Nemoris. Ci ha permesso di accedere alle comunità open source per trovare la soluzione puntuale al problema che cercavamo di risolvere, la maggior parte dei servizi che utilizziamo per lo sviluppo e la gestione dell’azienda sono in cloud, lavoriamo ognuno da casa propria collegandoci via skype, ci facciamo pubblicità sui social network.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Perché, sono separate? :-) Il mio lavoro è sia offline che online, ma anche la mia vita personale. Abbiamo scelto di fare di Nemoris un’azienda “leggera”, con una spiccata tendenza “ecocompatibile” perché è lo stile di vita che cerco di condurre nella vita di tutti i giorni. So che c’è molto il mito della startup “solo lavoro pazzo, niente vita personale”, ma io e la mia socia abbiamo deciso di avere un equilibrio con la vita privata, ad un certo punto stacchiamo per stare con la nostra famiglia o per andare in palestra e magari riprendiamo a lavorare la sera o il fine settimana. In estate andiamo al mare o in montagna e lavoriamo con il portatile e gli ereader per leggere documentazione anche sulla spiaggia. Lavoriamo continuamente, ma così riusciamo a prolungare il tempo della “villeggiatura lavorativa” per permettere ai nostri figli di stare più tempo a contatto con la natura in un ambiente più rilassato.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc, etc)?

Direi! Intanto la conciliazione tra lavoro e famiglia è veramente molto più semplice dal punto di vista pratico, ti porti il lavoro dove vuoi. Questo non vuol dire che sia semplice dal punto di vista organizzativo. A volte rimpiango i tempi in cui tornavo magari tardi dal lavoro da dipendente, ma a quel punto staccavo del tutto. Qui è una ricerca continua di equilibrio, ma ne vale la pena. Naturalmente niente di questo funziona se tutto il lavoro domestico e della cura dei figli cade sulla donna, bisogna collaborare. Poi è importante per trovare altre persone che condividono la tua esperienza e il tuo stile di vita. Anche se nessuna delle tue conoscenze ha fondato una start-up nel tuo campo, magari in qualche altra parte del mondo è una cosa comune, ti puoi ispirare. E infine ti permette di partire da poco, trovare strumenti per cominciare un’attività a buon mercato. Poi si deve crescere, con tanto impegno, ma non è il lavoro che ci spaventa, vero?

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37.

 

NPDonne, sabato 14 aprile appuntamento al Quartiere Saragozza

Le nuove professioni delle donne torna con un nuovo appuntamento. Dopo l’evento di ottobre alle Officine Minganti, è il Quartiere Saragozza, nell’ambito del progetto No digital divide curato dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, ad ospitare l’evento dedicato al lavoro, alle donne e alle nuove tecnologie.
Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?” è il titolo del barcamp che si terrà sabato 14 aprile, dalle ore 10 alle ore 13.30, in via Pietralata 60. L’iniziativa intende fornire ai cittadini, in particolare donne, informazioni, strumenti e competenze utili ad affacciarsi ad una dimensione lavorativa digitale. Le testimonianze  di donne che hanno rivoluzionato la propria vita lavorativa grazie a internet, dimostreranno in che modo il web incide fortemente sulla società lavorativa contemporanea.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37.

Gli hashtag per seguire su Twitter l’iniziativa sono #NPDonne e #NoDigitalDivide. E’ possibile iscriversi come camper (partecipante) o speaker per fare un intervento (speech) all’indirizzo http://npdonne.eventbrite.com/. Info: staff@girlgeekdinnersbologna.com.

Silvia, un ciak per raccontarsi

 

Raccontare tramite video” è il titolo del workshop che Silvia Storelli terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna.

In questa intervista curata da Francesca Sanzo, la nostra Panzallaria e artefice di Donne Pensanti, Silvia racconta la sua professione, i suoi progetti e la sua passione per il racconto per immagini.

Prima di leggere la testimonianza di Silvia, vi ricordo che il nostro hashtag è #NPDonne.

Mi racconti chi eri prima di crearti anche un’identità social?
Prima del mio debutto sul web ero sempre io: una donna e una mamma che da 15 anni si mantiene facendo la film maker.
Prima ero una trentenne, ora sono una quarantenne avviata che ha dovuto aggiornarsi in fretta.
Prima andavo a bussare alle porte, ora non mi muovo di casa (e nonostante questo sono più conosciuta).
Prima non avrei mai pensato di lavorare in tv, ora la tv me la sono fatta da me!
Prima ero una documentarista, ora sono una storyteller!

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Porto la mia visione del mondo e il mio immaginario.
Porto la mia dignità, la mia etica e la mia militanza in difesa dei diritti.
Porto la mia leggerezza e la mia autoironia.
Porto la mia serietà e la mia professionalità.
Porto le mie passioni: l’handmade, l’illustrazione per l’infanzia, il cinema e la musica d’altri tempi.
L’offline porta all’online e viceversa, guai a interrompere il flusso on/off!!

In questi anni da videoblogger c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
Da quando ho fondato la webtv CrossingTV, ne sono successe di cose…Ho incrociato così tante persone e così tanti mondi che è davvero difficile focalizzare su un episodio…
Una delle esperienze più interessanti è l’aver conosciuto le altre webtv italiane durante i meeting annuali organizzati da Altratv.it.
Quello delle web tv è un universo variegatissimo, fortemente territoriale, popolato da videomaker di ogni età e di ogni provenienza e per questo anche molto divertente.

Cosa stai facendo ora? Qual è il progetto professionale che hai voglia di raccontarci?
Purtroppo alcuni lavori consolidati negli anni non mi sono stati riconfermati e, quindi, invece di abbattermi sto investendo su un mio rilancio.
Intanto sono ripartita dalla mia web identity: ho sistemato il mio sito personale, ho iniziato a twittare, ho facebook sempre sul “chi va là”, e poi aperto un vlog personale: La Story, dove racconto di me facendo video con il mio telefonino.
Sicuramente vedo il mio futuro professionale legato ai contenuti video per il web.
Ho molti progetti per la testa in cui lo strumento dello storytelling  e le possibilità del video si intrecciano.
Mi piacerebbe continuare da una parte a trovare uno sviluppo professionale basato sulle competenze acquisite nell’ambito della comunicazione rivolta ai cittadini di origine straniera, ovvero il cosiddetto “etnomarketing”; dall’altra penso a tutti i servizi di video-narrazione che potrei offrire per privati ed imprese.
E in più ho deciso di studiare la motion graphic (se trovo il tempo…)

Cosa racconterai alla nostra iniziativa e cosa pensi che possa offrirti “Le nuove professioni delle donne”?
Sabato 15  terrò un workshop sulla narrazione tramite video, ovvero come sfruttare al meglio e in maniera creativa  videocamere, fotocamere e telefonini.
Svelerò alcuni trucchi tecnici e alcuni miei segreti narrativi.
Sono molto contenta della possibilità di conoscere altre donne professioniste e sono molto curiosa di ascoltare le loro testimonianze.
Credo che siamo tutte in cerca di stimoli e di  nuove possibilità di collaborazioni.
Io, sinceramente, sento anche il bisogno di allargare i miei contatti a persone “simili” a me: donne, mamme e 40enni.

 

Prima che tu dica “Pronto”

Francesca è una blogger molto attenta alle questioni di genere. Qualche giorno fa ha raccontato su Facebook di essere stata contattata da una agenzia di comunicazione che per conto di Telecom Italia cura un blog dedicato all’imprenditoria femminile (i grassetti sono miei):

Spero di darle una notizia interessante segnalandole questa nuova realtà che nasce in collaborazione con Impresa Semplice ed è rivolta al mondo dell’imprenditoria femminile. L’obiettivo è creare uno spazio dove le donne possano confrontarsi sul lavoro, la carriera e la tecnologia.
Ci piacerebbe quindi fare network con la vostra iniziativa scambiandoci link, loghi e commenti, le può interessare? Cosa ne pensa?

La risposta di Francesca non si fa attendere:

Buongiorno,

il blog mi sembra molto ben fatto però francamente sono perplessa: credo che la TIM dovrebbe, prima di imbarcarsi in queste iniziative, rivedere le sue campagne pubblicitarie, estremamente svilenti nei confronti delle donne perché ne strumentalizzano il corpo per vendere telefonini. Per questo motivo, ovvero la coerenza che sta alla base di un progetto politico come Donne Pensanti, non ci interessa promuovere questo blog. Mi spiace molto ma credo davvero che in tempi oscuri come questo, sia necessario agire responsabilmente nei confronti delle donne e la TIM con le sue pubblicità non dimostra di farlo.

Così come la replica di chi gestisce il blog che tiene a distinguere le due cose:

In ogni caso la gestione del blog è cosa altra rispetto alla decisione delle pubblicità, anzi cerchiamo di promuovere il lavoro femminile, lavoro di intelletto e di capacità di realizzazione. L’obiettivo è quindi la promozione del lavoro femminile e porre l’attenzione sulle difficoltà dell’essere donna, lavoratrice e mamma.

Forse questo non traspare della prima visita al sito? Prendo in considerazione la sua critica per alcune modifiche costruttive.

Infine, la risposta di Francesca che mette fine allo scambio di mail:

Ho seguito il dibattito che ha portato al licenziamento di Belen e credo che in realtà non abbia nulla a che fare con quello che sto dicendo io. 

Non è Belen il problema ma l’uso strumentale del corpo di Belen che è stato fatto, il modo in cui la Tim cavalchi le solite metafore sessuali per vendere.

Licenziare Belen, imputando a lei la causa di vendite inferiori per la TIM è ugualmente svilente per la donna: fino a ieri la TIM usava il corpo di questa modella e da oggi è colpa sua se non si vende più o se vengono mosse critiche? Mi pare che la responsabilità sia aziendale e non della testimonial.

Fra 3/4 anni, se la Tim darà esempio di essere un’azienda in grado di promuovere modelli alternativi e non stereotipati di femminile e di vendere telefonini senza per forza usare pezzi di donna, allora forse potremo parlare di un link sul nostro sito o di qualsiasi altra forma di dialogo.

Ci sono tantissimi ottimi siti che si occupano – coerentemente – di questione femminile e lavoro e mi piace pensare che sia uno sguardo a tutto tondo quello che cambierà la cultura dominante in questo paese e non una mossa di marketing per riavvicinare quel TARGET che non si sente rappresentato dalle vostre pubblicità.

La risposta di Francesca non fa una piega. Ha ragione quando dice che è una questione di coerenza, ma forse in questo Paese non sappiamo più cosa voglia dire questa parola.

Come ho già scritto, i giornali non possono sostenere manifestazioni che promuovono il rispetto della dignità delle donne e poi sulle stesse pagine ospitare photogallery di dubbio gusto, al limite del porno soft.

Così come un colosso della telefonia nazionale non può promuovere un blog sull’imprenditoria femminile (perché oggi è imperativo categorico per le aziende essere 2.0) e poi affidare le sue campagne pubblicitarie a corpi femminili, per lo più svestiti e in atteggiamenti sensuali. Perché chi acquista un telefonino o è interessato ad una tariffa telefonica, non ha bisogno di essere sedotto da una bella ragazza e ad essere venduto non deve essere il corpo della ragazza, ma il prodotto reclamizzato.