Silvia Storelli è una film maker. Abbiamo conosciuto la sua storia in occasione di #Npdonne a ottobre.
La seguo sui social network e, dopo aver riletto quello che aveva raccontato a Francesca Sanzo in occasione dell’iniziativa (qui la sua intervista), ho voluto conoscere più da vicino la sua storia, il suo percorso professionale, le difficoltà che sta incontrando in questo momento.
Ecco la nostra chiacchierata (i grassetti sono miei):
Come mamma e come donna hai incontrato difficoltà nel tuo percorso professionale?
Sì, ho sempre faticato per riuscire a fare quello che mi piaceva fare, cioè i video. Mi sono sempre guadagnata il pane, anche se poco, cercando di affermare il mio stile narrativo con il video: ho fatto documentari e tanti laboratori nelle scuole. Una ricerca di un paio di anni fa mi indicava come la film maker più produttiva in ambito sociale nella città di Bologna.
Fare la film maker non è mai stato semplice visto che ho sempre avuto a che fare con un ambiente molto maschile e maschilista.
Ho scelto perciò di non ricercare la via del riconoscimento “ufficiale”, ma di mettere a servizio il mio modo di lavorare per progetti di ambito sociale. Ho sempre avuto la “smania” di produrre, di fare, di creare e mai di promuovermi, convinta che prima o poi avrei avuto dei riconoscimenti.
Conciliare poi il ruolo di mamma con quello della professionista è stato sempre difficilissimo, ma per fortuna ho una famiglia che mi aiuta tantissimo. Sono diventata mamma a 32 anni e il tipico decennio della vita da aperitivo l’ho trascorso ad occuparmi della crescita di Olivia e della produzione dei miei lavori, senza mai concedermi i famosi apertivi! Potrei recuperare oggi, ma sono disoccupata e sto tagliando tutte le spese superflue.
La crisi economica ha avuto ripercussioni sulla tua attività?
La crisi mi ha praticamente fermato: sono 7 mesi che non lavoro (a parte due piccoli laboratori che ho condotto) e questo dal ’96, anno in cui ho iniziato a lavorare guadagnando, non era mai successo.
Confesso che la tentazione di appendere la videocamera al chiodo ce l’ho e magari potrei costruire un progetto di impresa.
L’essere entrata in contatto con una rete di donne come quelle di #Npdonne o altre sui social network ti ha aiutato per nuovi percorsi?
Sì, mi è servito tantissimo per ritrovare energia e anche autostima, per confrontarmi, per trovare sostegno e per avvicinarmi in maniera più consapevole all’ambito web, infatti sto cercando di propormi essenzialmente per realizzare servizi video per il web.
Che cos’è Recpausa? Mi parli del tuo store on line?
Recpausa è il mio blog: un luogo per raccontare altre cose che mi riguardano che non siano inerenti al lavoro. In Recpausa sperimento nuovi modi di utilizzare la natura video-narrativa dei mezzi leggeri come smartphone e fotocamere portatili, invento progetti creativi collaborativi come #twitscript, tengo un video-diario digitale e racconto la mia rigenerata vocazione verso l’handmade.
Ellis Store è un tentativo di shop online! Ma non ho il tempo di seguirlo. Forse nei prossimi giorni ci saranno delle novità…
