Le nuove professioni delle donne…dicono di noi

Una giornata intensa, ma piena di soddisfazioni. Non lo scrivo per far piacere a qualcuno, ma è stato davvero così.

Saperi, testimonianze, buone pratiche e progetti di donne che con la Rete e grazie alle nuove tecnologie si sono (re)inventate una professione.

Sono stati questi gli ingredienti che, sabato 15 ottobre, hanno fatto de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners BolognaDonne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne), un momento di condivisione intenso ed entusiasmante.

Ne hanno parlato molte delle protagoniste della giornata sui loro blog e se ne è parlato anche in rete, come dimostra questa piccola rassegna stampa web:

La Repubblica Bologna

Dols

Atipici

SnapBologna

Scoop

EmilBanca

Il club delle mamme

Lo ha fatto per immagini, come solo lei sa fare, Silvia Storelli con questo video

 

Di sicuro insieme a GGDBologna ed a Francesca Sanzo per Donne Pensanti continueremo a parlare di #NPDonne anche sul blog ospitato dal quotidiano L’Informazione di Bologna.

Iperbole, una Rete per la città

A Bologna dire Iperbole o parlare di web al femminile è come dire Leda Guidi.
Leda è la “mamma digitale”  per molte della nostra generazione che hanno iniziato a lavorare a Bologna col e/o nel web già da diversi anni.
Leda apre gli speech de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma oggi  alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

La ringrazio per questa bella intervista e per tutto quello che mi ha insegnato in questi anni.

Il tuo percorso professionale non nasce nell’ambito delle nuove tecnologie. Ci racconti la tua esperienza?

Il mio percorso professionale “non flessibile” – prima solo una entusiasmante esperienza alla neonata Galleria d’Arte Moderna dove ho imparato moltissimo sulla educazione/sensibilità al contemporaneo e sull’attenzione ai linguaggi – è cominciato come operatrice culturale/bibliotecaria “del territorio”. Una categoria interpretativa, quella del territorio, tornata vitale con la rete e con il concetto di glocal, a contaminare mondo e città/paese. Una attività sul campo, sulla prima linea della innovazione sociale, in un centro culturale polivalente della “bassa bolognese”. E’ stata una vera e propria immersione nella conoscenza, nell’uso e nella divulgazione di strumenti, supporti, canali, mezzi per la comunicazione. Conoscenza prodotta non solo dal centro (la città) verso la periferia (i Comuni della provincia) ma anche dalla creatività locale, dalla dimensione metropolitana.

Le tecnologie informatiche erano utilizzate prevalentemente per la gestione automatica del patrimonio librario e informativo e non si erano ancora incontrate/ibridate con altri media e – soprattutto – con internet. La mia esperienza è continuata nella comunicazione istituzionale, all’ufficio stampa della Provincia di Bologna e successivamente del Comune di Bologna, dove mi sono occupata di informazione verso i cittadini, i media, di attività giornalistica e anche di collaborazione diretta con l’allora Sindaco, Renzo Imbeni. Era l’inizio degli anni ’90, quando si cominciava a parlare di informazione come diritto di cittadinanza, a sperimentare pratiche di trasparenza, accesso, dialogo e ascolto. Parole chiave nel processo di rinnovamento della pubblica amministrazione. L’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore come struttura dedicata alla comunicazione bidirezionale è di quegli anni.

In quel contesto aperto al nuovo si è manifestato un nuovo ambito di interazione, un nuovo universo dei possibili: internet. Quindi il mio incontro con le tecnologie – o meglio, con la rete – è avvenuto davvero molto tempo fa, nel 1993/4 e, devo dire, in modo abbastanza naturale, anche se potrebbe sembrare una contraddizione riferendoci a tempi in cui una formazione umanistica come la mia non era davvero il viatico professionale più adatto e accettato in un settore gestito da tecnici e informatici, prevalentemente, come si sa, uomini. Forse questo incontro è stato quasi naturale – certamente non traumatico! –  perché (ma è un’ipotesi a posteriori) culturalmente preparato e reso più facile dalla frequentazione dei media “classici” (dai video al cinema, dalla fotografia ai libri) e dalla curiosità per le tecnologie “riproduttive” dei mondi artificiali (?) da queste generati maturate fin dagli anni ’70.

Credo che la dimensione progettuale ed evolutiva della rete  – allora ancora 1.0! –  come paradigma concettuale e come modello relazionale, e la confusa percezione da parte mia di una porta aperta su di un mondo nuovo mi abbiano spinto a superare anche l’oggettivo “lack of skills”, il mio personale digital divide ante litteram e a cominciare, con gli altri stimolanti compagni di strada,  l’avventura della rete civica. I primi indirizzi di posta elettronica del Comune di Bologna sono stati quelli dello staff Iperbole, nel settore Comunicazione.

Iperbole è la rete civica del Comune di Bologna. Esistono statistiche di genere sugli iperboliani?

Vengono rilevate le percentuali di iscrizione alla rete civica dalla sua nascita: la proporzione degli utenti è ancora all’incirca di 70 a 30 “a favore” dell’utenza maschile, ma sono statistiche da coniugare con quelle relative alle connessioni mobili sicuramente diverse ma non ancora rilevate, per ragioni tecnico-organizzative, e per ovviare alle quali ci stiamo attrezzando. Da quando abbiamo lanciato la rete gratuita “senza fili” – Iperbole Wireless – i collegamenti non sono più riservati solo ai residenti, gli Iperboliani, e agli enti e organismi pubblici e no profit del territorio, ma sono distribuiti anche agli studenti e al personale dell’Ateneo. Questi sono visti dal Comune come cittadini a tutti gli effetti per il periodo che studiano, abitano, frequentano Bologna.

E’ fondato pensare che il rapporto percentuale sia diverso – più “femminile” – anche perché la fruizione della rete attraverso i device personali mobili (laptop, tablet, smartphone…) è in aumento esponenziale e moltiplica le occasioni di collegamento. Quanto poi all’utilizzo delle postazioni pubbliche free allo sportello Iperbole presso l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore, da molti anni ormai, la percentuale degli utilizzatori/trici è quasi equamente suddivisa tra i generi. Probabilmente la felice localizzazione e la facile accessibilità delle postazioni – unite alla disponibilità di altri servizi di front office per la comunità – sono fattori che hanno contribuito a questo risultato. Altro dato riguardo a Iperbole, credo interessante da evidenziare e che potrebbe essere spunto per una riflessione “di genere”, è che le persone che lavorano e che hanno lavorato in questi anni alla rete civica e al suo sito/portale web sono state e sono in grande numero donne, ragazze.

Dipendenti comunali e collaboratrici esterne, figure con competenze diverse, provenienti da esperienze varie e generalmente non con una formazione specifica tecnico-informatica. Allo sportello Iperbole e al back office, progettuale e redazionale, si è da sempre registrata una prevalenza di personale femminile: i risultati attuali sono stati ottenuti grazie all’impegno, alla caparbietà e all’investimento, anche emotivo, di donne e ragazze con capacità di mescolare competenze comunicative e umanistiche con abilità tecniche. Certo analisi “di genere” più approfondite, anche qualitative, ci piacerebbe farle (risorse permettendo!) magari anche con il supporto tecnico e conoscitivo di Università e di associazioni/organismi che si occupano specificamente di tematiche di genere.

In che modo Iperbole si è inserita – nel corso degli anni – nel tessuto di genere della città? Avete collaborato con associazioni e/o altri su progetti di genere?

La collaborazione con l’Associazione Orlando e il Server Donne, oltre che una adesione culturale/professionale personale, è “storica”: siamo nati come servizi alla città quasi contemporaneamente, con obiettivi diversi per specificità, ma sinergici e dialoganti. Grande consonanza con le amiche e colleghe – compagne di strada – sui temi dei diritti, delle pari opportunità di accesso alla rete, del rispetto e della valorizzazione delle differenze di usi, bisogni, linguaggi e universi simbolici, modi di abitare/utilizzare la rete e le tecnologie.

Sono molte poi le donne, all’interno di reti sociali, pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca, ecc., che lavorano soprattutto sulla relazione, sulle comunità, sul fare rete a tutti i livelli. Abbiamo collaborato con il PROGETTO DONNA –  Centro Studi per la Ricerca e Sviluppo delle Pari Opportunità, anche nell’ambito di un Progetto Europeo dedicato all’uso della rete da parte delle persone anziane, in particolare le donne. E, comunque,la rete civica è stata sempre aperta alle sollecitazioni delle organizzazioni che si sono proposte come interlocutrici, partner, portatrici di idee e progetti da condividere. Voglio ricordare un progetto particolarmente significativo, credo, per la sua innovatività promosso qualche anno fa dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Piano Telematico, riguardante un’analisi dal punto di vista di “genere” dei contenuti (informazioni, servizi, ecc.) – semantica, architetturale, comunicativa –  dei portali delle amministrazioni pubbliche regionali. Il lavoro è stato svolto sul campo dall’Associazione Orlando in collaborazione con noi di Iperbole e con la responsabile del portale web del Comune di Ferrara che ci siamo offerte come cavie per un carotaggio sui rispettivi web istituzionali. I risultati complessivi dell’indagine sono stati per certi versi inattesi e meritevoli di una riflessione: in particolare sotto il profilo della correttezza di genere, sulle modalità di progettazione e di sviluppo di un sito pubblico che deve tenere conto delle diversità di aspettative, bisogni, usi… Ne sono nate delle Linee Guida per la progettazione dei siti web pubblici che meritano di essere conosciute e applicate. Un suggerimento di lettura per tutte noi!

E poi c’è stato l’incontro, ultimo in ordine di tempo ma per me davvero stimolante, con le Girl Geek Dinner di Bologna, ragazze che hanno incontrato le tecnologie molto giovani, una generazione diversa dalla mia, e che hanno con essa una relazione molto più spontanea, integrata nella quotidianità in modo naturale, fluido. Mi piace la loro voglia e capacità di mobilitarsi per l’inclusione digitale, per la diffusione di una conoscenza della rete in grado di declinarsi sui bisogni e i desideri delle donne, per fugare la “paura della rete” e contrastare chi la genera per limitare diritti, parità, libertà individuali e collettive.

L’iniziativa di oggi è occasione per parlare insieme ad altre donne, esperte e professioniste del settore, sulle opportunità che le tecnologie ci offrono in termini di  lavoro, relazioni, nuove professioni, discriminazione di genere, supporto e amicizie. Che cosa è cambiato da quando hai iniziato a muovere i primi passi nelle nuove tecnologie?

In questi anni di evoluzione della rete civica e di costruzione di rapporti con colleghe/i a livello nazionale e internazionale, come responsabile di Iperbole ho incontrato molte donne che facevano e fanno lavori simili al mio e con le quali si sono consolidati rapporti, non solo professionali ma anche elettivi, amicali, a livello “globale”. I cambiamenti in sedici, diciassette anni sono stati profondi a tutti i livelli, negli usi che si sono differenziati per i supporti a disposizione (non solo personal computer ma device mobili, tv digitale…) e per i contesti in cui vengono agiti (non più solo casa/lavoro/scuola); ma soprattutto, come ho detto, i cambiamenti, veicolati dalle pratiche, sono stati nell’immaginario comune e nel simbolico della relazione tra donne e tecnologie.

Si può dire che un altro “genere” di tecnologia si sta facendo strada attraverso percorsi professionali e di vita, magari non lineari ma sempre più sicuri. Certo non bisogna nascondersi che il gender divide e il dominio maschile nella produzione di senso in rete sono ostacoli oggettivi al libero dispiegarsi del “femminile” in internet (ormai l’ubi consistam prevalente delle tecnologie in generale). Ma gli spazi, anche quelli virtuali, vanno popolati con le nostre parole e le nostre narrazioni, così – anche se sempre troppo lentamente – si cambiano e si riequilibrano i rapporti di potere. E poi non va dimenticato, dal punto di vista socio-economico, che nuove e vecchie marginalizzazioni sono spesso una ulteriore aggravante dei divide digitali…

Il tuo è anche un punto di vista privilegiato. Spesso si parla della pubblica amministrazione come di un ambiente poco 2.0. Come pensi, invece, che stia cambiando il rapporto? La Pa può agire da facilitatore?

La pubblica amministrazione ha un ruolo fondamentale nel contrasto dei gender divide, di tutti i divide, sempre più di competenze e conoscenze non puramente tecniche, ma più culturali in senso lato. Politiche e azioni di alfabetizzazione, formazione, di empowerment professionale, di promozione di spazi di incontro, dialogo, scambio – fisici e virtuali – coniugate con la facilitazione all’accesso in banda larga, anche wireless sono necessarie per l’innovazione, non sono un’opzione: difficile tutto ciò da realizzare in tempi di crisi e di budget da tagliare in modo drastico.

L’approccio 2.0 poi non è semplice da promuovere nella PA, per natura complessa, verticale e poco interattiva. Anche se il Comune è da sempre impegnato sui temi dell’accesso alla rete, dell’e-inclusion, del wireless pubblico e dei nuovi diritti digitali. In particolare open government, trasparenza e open data quali piattaforme per lo sviluppo dell’innovazione e strumento di governance della e nella comunità sono i temi che stanno alla base del disegno di Bologna futura come smart city, social e aperta al contributo creativo dei cittadini.

La definizione della “città intelligente” sarà parte fondamentale dell’AGENDA DIGITALE PER BOLOGNA; gli cui obiettivi saranno individuati secondo una metodologia multistakeholder, declinata in rete e sul territorio. Iperbole 2020, la rete civica di domani, diventa un ecosistema sociale e comunitario che farà del crowsourcing e dei contenuti generati dagli utenti un perno delle politiche pubbliche della nuova Amministrazione.

Giulia, tra la cultura (excentrica) e il web

Dalla laurea in Lettere al Digital Marketing” è il titolo dello speech che Giulia Simi, o Excentrica per quelli che seguono il suo blog, terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma domani, sabato 15 ottobre, alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

In attesa di conoscerla e ascoltarla, ringrazio Giulia per collaborazione e vi ricordo che potete seguire lo streaming dell’evento collegandovi qui.

Il tuo blog si chiama excentrica e ti occupi di cultura e comunicazione. Nel nostro Paese la cultura è considerata un “di più” e che – parole di un Ministro – “con la cultura non si mangia”. In che modo il web può aiutare a fare cultura e marketing?
Sì, la cultura è considerata un lusso, un privilegio, un bene non necessario ormai da molti paesi. L’Italia, forse più di altri, in questo momento presenta un mix letale: la cultura è erogata in gran parte dal sistema pubblico e il sistema pubblico, nella sua totalità, versa in terribile crisi. Come uscirne? Credo che prima di ogni altra cosa si debba tornare a considerare la cultura come una necessità, tanto quanto il cibo. Riusciremmo a vivere con la pancia piena in una stanza senza ossigeno? Difficile, più probabilmente moriremmo soffocate. Ecco, la cultura credo sia questo: aria.
Aria per far circolare le idee, i sogni, i desideri, i progetti. Aria dove sviluppare le lotte per la giustizia sociale, per esempio, così come per la libertà femminile, entrambe sotto scacco in questi tempi così scivolosi. Nessuna libertà sarà mai possibile senza una cultura alle spalle. Per fare un esempio banale: quando sento parlare una donna come Terry De Nicolò (penso che tutti/e sappiano chi è) rabbrividisco proprio perché mi rendo conto dalle sue parole che non sembra avvertire la miseria della sua condizione, la prigione in cui si trova. Mi piace pensare che non sarebbe così se avesse incontrato e compreso gli scritti di Virginia Woolf o di Christa Wolf, i collage di Hannah Hoch o i dipinti di Frida Kahlo, i film di Maya Deren o di Sofia Coppola. Se avessi il suo indirizzo forse le spedirei “Una stanza tutta per sé”, tanto per cominciare dalle basi.
Basterà il web per far sì che donne come Terry de Nicolò possano trovare una via di liberazione? Non lo so, però credo che il web aiuti per vari motivi. Aiuta perché ha bassi costi e ha la capacità di raggiungere un gran numero di persone senza limiti (o quasi) di tempo e di spazio. Aiuta sicuramente perché prevede, in modo maggiore rispetto ai media tradizionali, un’interazione, una partecipazione, uno scambio. E aiuta infine perché, essendo “l’ultimo medium”, è forse quello più aderente alla società contemporanea. Detto questo, io non sono una tecnofila e so che le cose non sono così semplici e così lineari, ma non credo sia questa la sede per approfondire i lati oscuri dell’online. :)

Mi racconti chi eri prima del tuo blog (se questo è stato uno spartiacque da un punto di vista professionale)?
Dunque, devo dire che il blog non è stato per me uno spartiacque. Tutt’altro. Il blog è per me come un cappello, che mi ripara la testa dal freddo o dal sole accecante ma cambia ad ogni stagione, assieme alle mie inclinazioni, alle mie scelte più o meno obbligate, alle mie passioni. Ho aperto il blog nel 2007. Ai tempi stavo a Milano, lavoravo come web producer in MTV e a dir la verità non ero molto contenta, nonostante con il senno del poi sia consapevole dell’alto livello formativo di quell’esperienza. Ero smarrita.

Il passaggio dagli studi alla vita lavorativa può essere piuttosto traumatico ai tempi del tardo capitalismo. Mi sentivo braccata da una sensazione di alienazione e avevo bisogno di uno spazio per me, una stanzina virtuale dove scrivere quello che realmente mi appassionava e renderlo leggibile agli altri. Non aveva alcuno scopo professionale. Scrivevo recensioni dei libri che leggevo o dei film che vedevo… Era molto ingenuo. Chissà, forse alcuni post sono ancora raggiungibili dall’archivio. Nel tempo è mutato, ha cambiato forma e contenuti e adesso rispecchia la mia negoziazione costante tra il fare cultura e il renderla accessibile. Rispecchia la mia vita, fatta di un dottorato in arti visive e di consulenze sulla comunicazione online. Data la fluidità di questi tempi, se domani cambierò mestiere, tutto è possibile, forse cambierò anche i contenuti del blog. Scrivo quello che vivo. Altro non saprei fare.

In questi anni da blogger e/o da digital marketing c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
A dire il vero molti. Ne scelgo uno, che non è un evento ma, se così possiamo dire, un fenomeno, ovvero quello della presenza degli editori italiani su Twitter. Sono forse il settore che più di altri ne ha capito il senso e le potenzialità. Sono creativi, sono aperti alla relazione, sono incredibilmente capaci di fare rete tra loro, si espongono su questioni rilevanti della vita politica e sociale.

A volte mi sembra quasi che siano più bravi online che offline, come se in Twitter avessero trovato un terreno fertile che assicura loro un’autonomia più difficile da mantenere sui media tradizionali. Seguire i loro account è una lezione in diretta di social media marketing ad altissimo livello ma anche un ottimo modo per ricevere pillole di letteratura a volte dimenticata. Ovviamente non sono tutti così, ma @EinaudiEditore, @FaziEditore, @EdizioniEo, @Marcoseditore, @isbnedizioni, @ilSaggiatoreEd, giusto per fare alcuni esempi, sono davvero uno spasso.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Tutto, tranne la cellulite e l’emicrania. :)

Cosa racconterai domani e cosa pensi ti aspetti dalla nostra iniziativa?
Racconterò il mio percorso professionale, dalla svalutatissima laurea in lettere alla mia attuale attività di consulente e di studiosa. Come al solito queste sono ottime occasioni di scambio per conoscere “le vite delle altre”. Credo che in questo momento quello che serve, soprattutto alle nuove generazioni di donne, siano degli esempi, dei “casi studio” su cui potersi basare per la difficile operazione di scrittura in fieri della propria vita. I tempi non sono facili e nessuna è in grado di indicare la strada maestra, però mettendo assieme le narrazioni di tutte piano piano si può cominciare ad intravedere un orizzonte verso il quale tentare di muoversi. Di più, ad oggi, credo sia impossibile fare.


Edith, il pranzo 2.0 è servito

Una laurea in lingue orientali conseguita a Venezia, dove ha vissuto per molti anni, poi il lavoro a Bologna nel web e nell’editoria a fumetti. A un certo punto, però, Edith Gallon, nata a Conegliano 39 anni fa, ha detto basta e si è buttata in una avventura professionale, un ristorante nel centro di Bologna, gestita in modo 2.0.

Linda Serra delle GGDBologna l’ha intervistata per Articolo37 in vista de “Le nuove professioni delle donne” (l’hashtag è #NPDonne), l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna che si terrà, domani, sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna.

Mi racconti chi eri prima della tua ultima  svolta lavorativa?
ero account in una start up a target kids & family. Facevo inoltre consulenze di business development nel settore web e editoria.

Quando hai detto “basta, è ora di cambiare”?
Quando ho capito che stavo diventando troppo vecchia per poter aspirare ad una carriera di livello, a meno di andare all’estero e ricominciare da capo, e quando ho visto che, dopo 10 anni di precariato l’unica via che mi si prospettava era l’apertura della partita iva. Complice anche la pessima situazione economica del paese, mi sono detta che aspettando non sarebbe cambiato nulla, tanto valeva darci un taglio e rischiare.

Hai mai avuto paura di fare un salto nel vuoto, lasciando una professione “classica” e sicura?
Paura certamente, ne ho ancor più ora che devo far quadrare i conti. Ma ero stufa di “tirare” per gli altri e l’unica sicurezza che avevo era quella di un futuro da precaria. La misura era colma ed ero pronta a fare qualcosa di mio in qualsiasi settore vedessi degli sbocchi.

Come ti è venuta l’idea di gestire un ristorante utilizzando un ipad e i nuovi media?
Sono fondamentalmente una geek, ho fiducia nella tecnologia e nella sua capacità di semplificare la vita quotidiana lasciandoci più tempo libero. La scelta dell’ipad è venuta dopo una ricerca sulle varie opzioni dei punti cassa, ho visto il software per iPad l’ho trovato una soluzione comoda e semplice. Adatto allo stile moderno che volevamo dare al locale. L’uso dei nuovi media a livello promozionale è per me naturale, venendo da anni di lavoro in quel settore ne conosco e apprezzo le potenzialità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Per il momento tutte le mie energie sono impiegate nel ristorante, riuscire a far quadrare i conti fondamentalmente. In futuro vorremmo sviluppare l’attività di catering e chissà espanderci con nuove attività sempre nel settore della ristorazione. Ora come ora comunque la quotidianità è più che sufficiente e non ho il tempo di guardare troppo avanti.

Cosa racconterai all’iniziativa del 15 ottobre e cosa pensi che possa darti in termine di relazioni e opportunità?
Sono felice di partecipare ad un evento di networking tra donne dato che sono convinta dell’importanza di fare rete in modo positivo e sono davvero lusingata di essere stata invitata. Racconterò di una piccola attività imprenditoriale nata da un sogno di indipendenza e dalla voglia di mettersi alla prova, delle sue difficoltà e delle sue soddisfazioni.

Politica, libri, foto e una tazzina di caffè: Framino e la comunicazione 2.0

Gran Torino 2.0 è il titolo dello speech che Francesca Minonne terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

Francesca, che in rete è conosciuta anche come Framino, mastica politica e web tutti i giorni (ha alle spalle già tre campagne elettorali). In questa chiacchierata racconta le sue esperienze professionali, il suo percorso universitario e la passione per i social.

Grazie a Francesca e buona lettura!!!

Tu lavori per una agenzia di comunicazione che cura campagne elettorali a livello nazionale. In particolare, hai seguito quella di Fassino per le amministrative 2011. Ci racconti questa esperienza?
Lavoro a Dol, agenzia partner di consulenza multidisciplinare per progetti online. Tra i progetti che curiamo c’è il Partito Democratico e i siti di alcuni esponenti del Pd, tra cui Fassino. Quella di Torino è stata la mia terza campagna elettorale per delle amministrative, in 3 città diverse e con 3 ruoli diversi nella prima ero nel gruppo che curava la web-radio, nella seconda ero la fotografa del candidato. In questa mi sono occupata della declinazione online della comunicazione del candidato. In agenzia abbiamo sviluppato il sito, una volta a Torino mi sono occupata dell’aggiornamento quotidiano, della presenza sui vari social (Facebook, Twitter, Youtube e Flickr) e le newsletter.
Il sito di Fassino esisteva già da prima della campagna elettorale (sempre curato da Dol) ed era già iscritto e attivo sui social. Per questo non abbiamo dovuto creare da 0 la sua presenza, ma adattarla alla campagna elettorale.
Ovviamente non ho fatto tutto da sola ma con un gruppo di persone. Il team di Roma che ha aggiornato la struttura del sito in base alle necessità della campagna e ci ha aiutato anche con l’aggiornamento dei contenuti, e con collaboratori del comitato, alcuni volontari che venivano quotidianamente in sede e che seguivano e scrivevano degli eventi, abbiamo raccontato con delle dirette su Twitter gli appuntamenti più importanti. Molti altri volontari ci hanno aiutato a
diffondere i contenuti del sito sui socialnetwork.

Quando hai finito l’università, hai subito pensato al web come opportunità di lavoro?
Mi sono laureata nel 2006 in Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma. Nell’ultimo anno avevo partecipato all’esperienza di Mediazone (magazine online della facoltà, che ora si chiama Comuniclab). Lì ho imparato (sul campo) cosa fosse la scrittura per il web e mi sono innamorata del web come strumento di comunicazione e, perché no, di lavoro. A distanza di anni ringrazio ancora il professore (anche relatore di tesi) che mi fece entrare nel progetto.

In rete sei anche Framino. Come nasce questa idea e cosa racconti nel tuo diario on line?
Il blog Framino nasce a fine 2004 (e inaugura anche il mio nik, prima ne avevo un altro), nel periodo in cui scrivevo su mediazone. E’ un diario. Raccoglie le mie passioni: politica, tecnologia, fotografia, libri e caffè. Ci sono riflessioni, foto e pensieri (alcuni hanno la lunghezza di un tweet) e soffre un po’ dell’incostanza della tenutaria e un po’ dell’avvento dei socialnetwork che gli hanno rubato i cortissimi post che scrivevo ogni tanto. Da circa un anno c’è una rubrica EquiLibrismi sui libri.

In questi anni da blogger e/o da social media strategist c’è una storia o un evento che ti ha colpito in maniera particolare?
Tra le cose che mi ha colpito di più (e che è diventato argomento della mia tesi) è stato il fenomeno della censura online in paesi come la Cina, Cuba e alcuni paesi arabi. D’altra parte, come molti, sono rimasta colpita dalle rivolte scoppiate la scorsa primavere proprio nei paesi arabi e che hanno trovato nella rete uno strumento importante.
Poi ci metto anche tutta l’ultima tornata elettorale. Dalle elezioni amministrative (e non solo perché ero “parte attiva”) ai referendum di giugno fino al risultato della raccolta firme per il referendum contro il porcellum.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
La curiosità, l’apertura verso il nuovo e la voglia di comunicare

Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa ti aspetti?
Racconterò come i socialmedia possono entrare a far parte della comunicazione di una campagna elettorale e di come sia possibile farlo soprattutto se il diretto interessato (il candidato) crede nell’importanza del web e dei nuovi strumenti di comunicazione. Penso che l’iniziativa mi farà conoscere nuove realtà, persone e mi potrà dare nuovi spunti.

WithandWithin.com, donne creative in movimento

Due donne, due mamme formato 2.0. Sono Paola Innocenti e Laura De Benedetto della community al femminile WithandWithin.

Paola Innocenti, mamma single incasinata, perde il lavoro dopo il terzo figlio e si inventa WithandWithin constatando che non esistono canali di promozione professionali per donne che vogliono reinventarsi professionalmente dopo i 40 anni.
Laura De Benedetto, moglie, mamma, lavora nel Marketing del settore web advertising. E’ presidente dell’associazione di networking professionale ToscanaIN e social networking addicted con oltre 10.400 contatti diretti su LinkedIN.

Laura sarà tra le protagoniste de  “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

In attesa di ascoltarla, ecco cosa ha raccontato, insieme a Paola, dell’esperienza di questo social  network tutto al femminile, lanciato solo poche settimane fa.

Come nasce WithandWithin? Chi lavora al progetto? Da quali esperienze professionali provenite?

WithandWithin è una community che nasce come strumento di condivisione e incontro tra donne. Intende diventare uno strumento di promozione professionale di esperienze e competenze tipicamente femminili non valorizzate dal mercato convenzionale del lavoro. Le donne infatti posseggono incredibili risorse che messe a disposizione con creatività di altre donne possono diventare non solo occasioni di risparmio ma anche fonti di guadagno!

Al progetto lavora Paola Innocenti, fondatrice che arriva dal settore sviluppo prodotti / merchandisingche sta collaborando con donne come me Laura De Benedetto (e uomini :-) ) che provengono da esperienze nel mondo web e appassionate di social media marketing.

Mi racconti chi eri prima del tuo social network?

Sono veramente web addicted! Internet e i social network sono la mia passione e il mio lavoro! Ma sono anche, come tutte le donne, moglie, mamma, impegnata nel lavoro e nel sociale e, come tutte le mamme, vorrei un mondo migliore a misura di donne vere che vedono ogni giorno come una sfida, una gimcana tra scuola materna, ufficio, spesa in una società costruita su orari ed esigenze maschili (ahimè).

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Vivo la nascita di una start-up con le sue difficoltà e, con l’entusiasmo di tutte (soprattutto le utenti) i suoi successi. Posso capire se è possibile un mondo virtuale diverso sperando che nel frattempo cambi anche quello reale! Con WithandWithin vorrei fare networking con altre donne che utilizzano la rete per reinventarsi con creatività una nuova vita professionale.

Come è stato accolto il social network?

La versione italiana è andata online il 19 settembre e, la settimana dopo, è partita quella inglese. Abbiamo già oltre 600 utenti registrate, tanti oggetti in scambio (abiti dismessi dei bambini, scarpe e borse che ci hanno stufano, bellissime case in Marocco, Sicilia, Toscana) e vetrine professionali interessanti e sfaccettate (dall’avvocato all’estetista, dall’ingegnere alla wedding planner). E, per il momento, tutto tramite il passaparola delle utenti tester che hanno invitato le loro amiche dunque invitiamo anche voi ad entrare nel nostro / vostro spazio, darci un feedback e invitare le vostre amiche ad utilizzarlo: più siamo e più networking facciamo!

In cosa è diverso rispetto a Linkedin?

WithandWithin, a differenza di LinkedIN, è aperto anche alle donne che amano cucinare, vendono marmellate, hanno un agriturismo ed un blog ossia alla promozione di lavori atipici e/o professioni in cui il target principale sono le donne stesse (vacanze, alimentazione, ecc.). Poi LinkedIN è uno spazio professionale al 100% riservato per lo più a manager inserite prevalentemente in azienda mentre WithandWithin è una community dove le donne possono condividere anche esperienze di vita personale (per esempio le malattie del bambino, le ricette per la crescita, ecc.) con la certezza di essere capite. Non solo! L’area dello scambio consente di dare nuova vita ad oggetti dismessi o di condividere la propria casa, in linea col cambiamento dei sistemi di consumi vuoi per l’attuale crisi che per le logiche sempre più collaborative degli stessi, facilitate dalle novità introdotte dal web.

Chi sono le donne che si iscrivono? Quale è il profilo tipo?

Le donne iscritte a WithandWithin sono donne diversissime tra loro: dalla studentessa che fa la baby-sitter nel tempo libero all’affermato architetto, dalla social media manager alla coach d’impresa, dall’imprenditrice alla casalinga). O ancora mamme che hanno la passione per le ricette, creano bijoux o hanno un blog e vogliono farlo sapere ad altre donne.

Cosa cercano e cosa offrono?

Cercano lezioni di lingue straniere da madrelingua (tedesco, inglese, ecc.), baby- oppure dog-sitter, rammendatrici, ecc. e danno in cambio favole originali e personalizzate, consiglie come personal shopper o di arredamento, lezioni su come creare un profilo su LinkedIN (nel mio caso, dato che sono tra le utenti più connesse in Italia :-).

Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa pensi che possa ti aspetti dal nostro evento?

Vorrei presentare in breve le sezioni CONDIVIDI, GUADAGNA e SCAMBIA adesso a disposizione su WithandWithin e, per ognuna, fare degli esempi interessanti ed originali di utenti che utilizzano la community al meglio per esprimersi, risparmiare e guadagnare.

Unovirgoladue, dalla cinepresa al web

Una docu-inchiesta per raccontare lo stato (difficile) dell’essere madre in Italia. L’esperienza di Unovirgoladue, questo il titolo del documentario divenuto blog e poi anche libro per le Edizioni Ediesse, sarà raccontata da Silvia Ferreri a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

Maternità e lavoro: un matrimonio impossibile? Dal documentario Uno virgola due alla blogosfera” è il titolo del suo speech.

Questa l’intervista a Silvia, che ringrazio per la pazienza e la collaborazione.

Come nasce il tuo documentario?
Il mio documentario nasce dall’esigenza di raccontare quel disagio che spesso sentivo raccontare dalle donne che parlavano dei problemi che una gravidanza potesse causare al lavoro. Era per me un mondo sconosciuto e mi ricordo che rimasi scioccata, mi affacciai a quel mondo come ad un giardino mai visto prima. Pensavo di trovare donne felici e gioia e, invece, vidi un sacco di sofferenza. La gravidanza spesso era fonte di stress e dolore per le donne che al lavoro perdevano qualcosa.

Hai avuto difficoltà nel reperire le testimonianze?
Sì, molta difficoltà. Le donne fanno molta fatica a parlare di questo dolore…è intimo, è una violenza troppo forte e spesso si sentono in colpa. Per questo non parlano. Molte mi scrivevano e mail, ma la mail non ti mette in gioco. Poi quando si arrivava all’intervista video, tutte quelle che mi avevano mandato mail si sono tirate indietro. Cercare le testimonianzw è stato un lavoro di un anno.

Il documentario è anche un libro. Quanto le parole hanno contribuito a completare ciò che avevi raccontato con le immagini?
Hanno contribuito molto. Intanto per quelle interviste che non ero riuscita a girare, ma che appunto sono riuscita a raccontare e poi perché mi ha permesso di raccontare tutto l’iter del documentario, delle sue difficioltà e di come fare questa ricerca abbia cambiato me e tutte le persone che lavoraravano con me.

Di questa tua esperienza professionale c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
Tutte le storie sono forti e mi hanno colpito. La cosa che più mi colpiva non erano tanto i racconti dolorosissimi e terribili quanto la voglia il desiderio delle donne di raccontarlo. Ci sono donne che mi hanno detto “Sei la prima persona che davvero mi ascolta, la prima a cui la mia storia interessa davvero”. Si rischia l’isolamento sia al lavoro, sia tra gli amici che spesso non hanno voglia di sentire una persona “pesante” sia in famiglia. Se l’uomo che hai accanto non è pronto ad accogliere e capire questa tua sofferenza ,vieni emarginata anche a casa. Si chiama doppio mobbing. E’ pazzesco ma è così.

Ora il blog si chiama mater et labora e racconti la tua esperienza di mamma. Se una giornalista ti intervistasse come mamma, cosa le racconteresti di questa tua esperienza, quali difficoltà ci sono per una donna che fa questo lavoro, come concili le due cose?
Le difficoltà principali sono tre. Sono il mio assillo e la mia croce.
La prima è quella che ci accomuna quasi tutte. La precarietà. Lavoro in televisione, ma vivo nel terrore che il mio contratto non venga rinnovato. Con un figlio tutto diventa amplificato.
La seconda è quella di aver perso completamente la mia creatività, ovvero non sono ancora riuscita a cominciare un nuovo libro o un progetto che potrebbe assorbirmi troppo. Finito il lavoro in televisione non riesco a fare altro.
E qui veniamo alla terza. Il senso di colpa. Ogni minuto in cui sono lontana dalla televisione è dedicato a lui. Quindi tutto il resto si annulla che sia un nuovo progetto creativo o una lezione di pilates. Lo so devo trovare un equilibrio, ma forse lui è ancora troppo piccino. Mio marito mi spinge continuamente a fare, scrivere, uscire, meditare, fare un massaggio, non so qualunque cosa mi possa far bene e mi possa ridare un po’ del mio tempo. Lui è molto presente e abbiamo una stupenda baby sitter che vive con noi, eppure io non mi ritiro mai. In questo ho ancora molto a imparare.

Cosa ti aspetti dalla nostra iniziativa?
Un bell’incontro tra donne e non solo. E un po’ di sana cucina bolognese che non vedo l’ora::)

E’ la primavera a novembre: Paola Santoro, il web e la rinascita professionale

Paola Santoro è una blogger, si occupa di Social Media Management e Events Planning ed è una delle Girl Geek Dinners Roma. Sabato 15 ottobre a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna, ci racconterà la sua rinascita professionale ed il suo incontro con il web.

In attesa di ascoltare Paola (che finalmente conoscerò) al nostro incontro alle Officine Minganti, vi ricordo che l’hashtag dell’evento è #NPDonne. Intanto, se questa mattina volete conoscere come è nata la nostra iniziativa e qualche altra curiosità sull’evento, non vi resta che ascoltare l’intervista in diretta su Radio Città del Capo a Linda Serra delle GGDBologna.

Come nasce Wonderpaolastra?
Wonderpaolastra nasce per urgenza e per sfida.
Con urgenza intendo la necessità di trovare uno spazio per pensare e prendermi cura di me stessa e delle mie riflessioni.
Wonderpaolastra, infatti, non è un blog tematico, non è una sorta di portofolio professionale, né tanto meno un diario intimo. Scrivo di comunicazione e cultura digitale, cinema, libri, tecnologia, politiche femminili e tutte quelle esperienze che in qualche modo stimolano una riflessione.
La sfida è stata invece verso il mezzo tecnologico. Prima del 2008, l’anno in cui è nato il blog, il computer per me rappresentava uno strumento di fruizione e non di creazione. Mi spaventava l’idea di una conoscenza, quella tecnologica, così lontana dai miei studi e dalla mia vita quotidiana. E invece, passo dopo passo, complici le interfacce sempre più amichevoli e usabili e una gran voglia di partecipare al mondo che cambia sempre più velocemente, il mostro tecnologico è diventato meno mostruoso, molto interessante da scoprire e tutto sommato facile da padroneggiare.

Mi racconti chi eri prima del tuo blog e della tua svolta geek?
Prima del mio blog volevo fare della scrittura cinematografica la mia vita. Da Bologna mi sono trasferita a Roma, ho fatto la scuola di cinema e ho cominciato a lavorare nel settore con tanta fatica e tanta passione. Il lavoro mi assorbiva totalmente, ma non ho mai smesso di sentire che qualcosa intorno a me stava cambiando. Stavo diventando geek senza rendermene conto.
Essere geek è uno stile di vita, un un modo di essere e di approcciarsi a una realtà in continuo movimento che non può più prescindere dall’uso consapevole dei nuovi media.
Poi ho incontrato le Girl Geek Dinners di Roma che mi hanno chiesto di entrare a far parte del team e quello è forse stato il mio vero battesimo verso la svolta geek attiva.

On line, però, scrivi anche per Tiragraffi e Donna Impresa e fai parte delle GGD Roma. Come convivono queste esperienze? Pensi che, negli ultimi anni, sia cambiata la consapevolezza delle donne riguardo all’uso delle nuove tecnologie?
Scrivere su più piattaforme è un’impresa complessa perché frammenta la tua identità, ma ne è anche il suo valore aggiunto perché senti di dare un po’ di te a più e diversi lettori.
Oltre ai blog che hai citato scrivo anche di cinema per The Reservoir Blogs e questo mi aiuta a dedicare del tempo alla mia passione primordiale. Con Tiragraffi esploro le frontiere degli spazi creativi e su Girl Geek Dinners Roma, insieme alle altre ragazze, teniamo viva una community aperta e virale con l’obiettivo di creare occasioni di networking tra donne (e non solo) che fanno (o che faranno) dei nuovi media uno strumento di realizzazione personale e professionale.
Su Donna Impresa (nel periodo della mia collaborazione che si è appena concluso) ho tentato di entrare nella profondità questioni legate alle tematiche di genere, cercando di recuperare le lotte del passato per adeguarle all’attuale contesto storico, sociale e politico strettamente legato all’avvento delle nuove tecnologie e del loro impatto sulla rielaborazione dei modelli sociali e imprenditoriali.
Io credo che il rapporto tra donne e tecnologie stia cambiando perché sono cambiate le donne e sono cambiate le tecnologie. Queste ultime infatti stanno concretamente modificando il nostro modo di interfacciarci con una realtà digitale sempre più integrata con l’esperienza fisica. L’innovazione tecnologica ha migliorato la vita delle donne ed è diventata un’alleata per l’avanzamento professionale, per lo studio e per la conduzione della vita privata, anche aiutandole a fare Rete e a creare community tematiche.
Dall’altro versante si sta lentamente incrinando  quella mentalità in cui domina la percezione delle differenze in termini di manchevolezza piuttosto che di valore aggiunto e opportunità di confronto.

C’è qualche storia di Donna Impresa che può essere un esempio da portare alla nostra iniziativa di sabato?
Nel blog c’è una sezione che si chiama Cambio Vita – La mia impresa, Il mio sogno, la mia storia, in cui si raccontano le donne del presente che hanno usato creatività e passione per dare vita al proprio sogno imprenditoriale. Donne comuni, donne con cui condividiamo la stessa quotidianità e le stesse problematiche, donne che ci trasmettono coraggio e alimentano la motivazione a essere protagoniste della propria vita.
Sul territorio italiano cominciano a nascere piccole e importanti realtà imprenditoriali. Mi vengono in mente due donne che hanno fatto della sostenibilità (tematica a me molto cara) uno stile di vita imprenditoriale. Una è Silvia Palladini che, da dipendente di industria chimica è diventata un’imprenditrice green fondando una piccola azienda di detergenza ecologica, la Bensos. Un’altra e Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont l’azienda che ha brevettato e commercializzato il Mater Bi, la bioplastica che, tra i vari usi, ha sostituito le vecchie buste del supermercato.

In questi anni da blogger c’è  un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
Non parlerei di un evento in particolare, ma di tutti gli eventi a cui ho partecipato, più o meno grandi, più io meno strutturati, che hanno messo insieme persone diverse, accomunate da interessi simili e che hanno trovato occasioni di confronto e magari opportunità professionali.
La capacità della rete di generare in maniera diffusa, capillare e virale occasioni di networking è una risorsa fondamentale per lo sviluppo sociale del nostro paese in chiave democratica.
Certamente la Rete è fatta di persone che fanno la differenza e il passo successivo necessario è quello di saper distinguere tra chi propone soluzioni concrete e chi approfitta della opportunità di parlare a molti per filosofeggiare e pontificare.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Prevalentemente i miei ideali e il desiderio di condividerli e di creare forze associative, come le GGD, i gruppi #donneXdonne, Indigeni Digitali, Hopen
Raramente racconto sui social network la mia vita privata ma non ho remore nel condividere on line le sollecitazioni che gli eventi possono causare al mio universo valoriale e sensoriale.
In rete mi piace incontrare persone nuove con cui semplicemente condividere occasioni di convivialità e divertimento. Probabilmente negli incontri dal vivo risultò più confidenziale e meno sostenuta di come mi racconto sul web, ma questo perché quel che ti restituisce il contatto diretto è ciò che ti consente di stabilire delle relazioni più spontanee.
Inoltre la mia vita on line è fatta anche del mio lavoro quindi ho piacere e interesse nello stabilire rapporti con le persone che un giorno potranno diventare clienti o collaboratori.
In altre parole l’immagine on line di Wonderpaolastra è emanazione del mondo interiore di Paola Santoro e tenta di muoversi con coerenza sui binari della credibilità e della professionalità.

Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa pensi che possa offrirti?
Durante l’evento Le nuove Professioni delle Donne racconterò in un breve speech dal titolo “È la primavera a novembre…” Rinascita di una donna, la mia rinascita professionale. Sono partita da una poesia di Jack Folla che racconta l’avventura delle donne di ricostruire se stesse. Vorrei semplicemente riportare ad altre donne che magari in questo momento stanno pensando di ricollocarsi professionalmente, la mia avventura sperando che possa essere da esempio e da stimolo.
Nel workshop I like my Fan. Piccola guida alla gestione di una brand community su Facebook darò un esempio concreto di come aprire e gestire la Fan Page di un brand su Facebook e, dopo una prima parte iniziale teorica, il gruppo aprirà una pagina mettendo in pratica i primi rudimenti di community management.
Iniziative come questa rappresentano un modello interessante di come diverse realtà associative (GGD Bologna, Donne Pensanti e Articolo 37) messe insieme possono dare vita a momenti importanti non solo di aggregazione e supporto, ma anche e soprattutto possano diventare un punto di riferimento per fornire gli strumenti per partecipare attivamente al mondo che cambia.
E’ un privilegio essere parte di questo progetto e spero possa aiutarmi a farmi promotrice di iniziative simili.
Grazie Ragazze e complimenti.

Paola Frateschi e il personal branding

Personal Branding, ovvero come trovare nuove opportunità di lavoro” è il titolo dello speech che Paola Frateschi, nota anche come prinet2000, terrà a “Le nuove professioni delle donne” (il nostro hashtag è #NPDonne), l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato prossimo alle Officine Minganti di Bologna.

Chi è prinet2000?
Il nickname prinet2000 me lo porto dietro da diversi anni, più precisamente da quando, agli inizi del nuovo millennio ho iniziato a considerare il Web la mia seconda casa. Ecco spiegato il numero 2000!

Essendomi poi affezionata, non l’ho più cambiato, comunque sui vari social network mi si può trovare anche con il mio nome e cognome. Anche i social media rientrano in una mia passione piuttosto recente, la mia attività lavorativa consisteva nel seguire progetti di marketing e comunicazione “tradizionali” poi man mano sono passata al web marketing sino a trovarmi molto meglio con il social media marketing. Un passaggio graduale, fatto di studi e analisi, partecipazione a workshop e barcamp ma soprattutto mi ha aiutato in questo passaggio al new marketing l’attivazione dei miei canali digitali. La conversazione sui social network è stata fondamentale per riaggiornarmi su tanti temi offrendomi anche l’opportunità di aprire nuovi fronti professionali.

Mii racconti chi eri prima del tuo blog?
Prima del Blog, fondamentalmente ero un’assidua lettrice di blog altrui, mi sentivo impreparata ad averne uno tutto mio, considerando che non mi sono mai ritenuta una grande scrittrice.
A un certo punto però mi sono fatta coraggio e ho deciso di buttarmi, la prima cosa che ho fatto è stato focalizzare bene il tema su cui mi sarei cimentata…i Social Media in tutte le loro sfaccettature e infatti l’url del mio blog non a caso è proprio www.insocialmedia.it. Ciò che mi interessa comunicare è la mia passione in questo settore cercando di spingere l’interlocutore ad un cambiamento di ottica e ad aprirsi ai canali digitali.
Il mio unico rammarico è il tempo, vorrei potervi dedicare più spazio, scrivere con più regolarità, il mio problema è che ormai i blog “degli altri” stanno richiedendo sempre più il mio impegno. Sì perché nel frattempo abbiamo deciso di proporre  ai nostri clienti anche progetti di content strategy e alcuni hanno deciso di partire con dei blog aziendali, con la conseguenza che vi devo dedicare molto più tempo!

In questi da blogger c’è una storia o un evento che ti ha colpito in maniera particolare?
Non ho un evento particolare, ma tanti piccoli eventi a cui ho partecipato e che mi hanno arricchito molto da più punti di vista da quello più personale a quello culturale a quello più legato alla mia professione. Tra questi vorrei citare le diverse GGD Bologna a cui ho partecipato, dei veri momenti di interscambio e condivisione fra donne e non solo. Lì ho iniziato ad esprimere la mia natura social e a incuriosirmi a tutte le novità di questo mondo sempre in evoluzione. Per citare un’iniziativa che ho trovato molto simpatica… lo swap tecnologico un incontro molto cool in cui ognuna di noi ha portato un oggetto/gadget tecnologico che a fine serata è stato scambiato/swappato in vera chiave di condivisione social.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Direi tutto, non c’è alcun divario tra off e on line, cerco di esprimere sempre me stessa in tutti i contesti in cui mi trovo. E poi ormai non esiste più una netta distinzione fra questi due piani, si interscambiano magnificamente, posso essere online anche in un evento a cui partecipo o viceversa, per cui la coerenza è sicuramente al primo posto.

Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa ti aspetti dalla nostra giornata?
All’iniziativa del 15 ottobre parlerò della mia esperienza personale, di come è cambiata la mia professione nel tempo, di come mi sono reinventata un ruolo dopo una pausa per maternità.
Di come questo nuovo modo di comunicare mi abbia aiutato a reinserirmi senza timore di aver perso tempo prezioso…della costruzione del mio Personal Branding che con il tempo mi ha consentito di inserirmi in nuovi contesti e di migliorare la mia posizione lavorativa.
Ecco alle donne presenti vorrei trasmettere un po’ di entusiasmo perché, senza essere retorici,  avere un atteggiamento positivo aiuta molto se per un qualche motivo si deve ricominciare. Gli strumenti 2.0 poi possono fare il resto, consentirci di far emergere i nostri interessi/passioni che con il tempo e la nostra determinazione possono trasformarsi in vere e proprie opportunità di lavoro.

Silvia, un ciak per raccontarsi

 

Raccontare tramite video” è il titolo del workshop che Silvia Storelli terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna.

In questa intervista curata da Francesca Sanzo, la nostra Panzallaria e artefice di Donne Pensanti, Silvia racconta la sua professione, i suoi progetti e la sua passione per il racconto per immagini.

Prima di leggere la testimonianza di Silvia, vi ricordo che il nostro hashtag è #NPDonne.

Mi racconti chi eri prima di crearti anche un’identità social?
Prima del mio debutto sul web ero sempre io: una donna e una mamma che da 15 anni si mantiene facendo la film maker.
Prima ero una trentenne, ora sono una quarantenne avviata che ha dovuto aggiornarsi in fretta.
Prima andavo a bussare alle porte, ora non mi muovo di casa (e nonostante questo sono più conosciuta).
Prima non avrei mai pensato di lavorare in tv, ora la tv me la sono fatta da me!
Prima ero una documentarista, ora sono una storyteller!

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Porto la mia visione del mondo e il mio immaginario.
Porto la mia dignità, la mia etica e la mia militanza in difesa dei diritti.
Porto la mia leggerezza e la mia autoironia.
Porto la mia serietà e la mia professionalità.
Porto le mie passioni: l’handmade, l’illustrazione per l’infanzia, il cinema e la musica d’altri tempi.
L’offline porta all’online e viceversa, guai a interrompere il flusso on/off!!

In questi anni da videoblogger c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
Da quando ho fondato la webtv CrossingTV, ne sono successe di cose…Ho incrociato così tante persone e così tanti mondi che è davvero difficile focalizzare su un episodio…
Una delle esperienze più interessanti è l’aver conosciuto le altre webtv italiane durante i meeting annuali organizzati da Altratv.it.
Quello delle web tv è un universo variegatissimo, fortemente territoriale, popolato da videomaker di ogni età e di ogni provenienza e per questo anche molto divertente.

Cosa stai facendo ora? Qual è il progetto professionale che hai voglia di raccontarci?
Purtroppo alcuni lavori consolidati negli anni non mi sono stati riconfermati e, quindi, invece di abbattermi sto investendo su un mio rilancio.
Intanto sono ripartita dalla mia web identity: ho sistemato il mio sito personale, ho iniziato a twittare, ho facebook sempre sul “chi va là”, e poi aperto un vlog personale: La Story, dove racconto di me facendo video con il mio telefonino.
Sicuramente vedo il mio futuro professionale legato ai contenuti video per il web.
Ho molti progetti per la testa in cui lo strumento dello storytelling  e le possibilità del video si intrecciano.
Mi piacerebbe continuare da una parte a trovare uno sviluppo professionale basato sulle competenze acquisite nell’ambito della comunicazione rivolta ai cittadini di origine straniera, ovvero il cosiddetto “etnomarketing”; dall’altra penso a tutti i servizi di video-narrazione che potrei offrire per privati ed imprese.
E in più ho deciso di studiare la motion graphic (se trovo il tempo…)

Cosa racconterai alla nostra iniziativa e cosa pensi che possa offrirti “Le nuove professioni delle donne”?
Sabato 15  terrò un workshop sulla narrazione tramite video, ovvero come sfruttare al meglio e in maniera creativa  videocamere, fotocamere e telefonini.
Svelerò alcuni trucchi tecnici e alcuni miei segreti narrativi.
Sono molto contenta della possibilità di conoscere altre donne professioniste e sono molto curiosa di ascoltare le loro testimonianze.
Credo che siamo tutte in cerca di stimoli e di  nuove possibilità di collaborazioni.
Io, sinceramente, sento anche il bisogno di allargare i miei contatti a persone “simili” a me: donne, mamme e 40enni.