Ricevo e pubblico (molto volentieri) questo comunicato stampa dell’UDI che con Articolo37 calza proprio a pennello.
Come non essere d’accordo? Cosa ne pensate?
I grassetti, come al solito, sono miei:
Se UNA donna perde il lavoro TUTTE perdiamo qualcosa
Siamo toccate, noi tutte, quando una donna perde il lavoro.
Ci riguardano le scelte che lasciano sempre più sole e ricattabili le lavoratrici nel nostro paese.
Ci riguardano le scelte economiche imprenditoriali e di governo che vedono l’occupazione femminile come una prospettiva secondaria ed irrilevante.
Ci riguarda quando le donne rinunciano a cercare lavoro e a ricercarlo “dopo la pausa materna”. “La Precarietà rende sterili” abbiamo detto qualche anno fa, precarietà per chi un lavoro ce l’ha e rischia di perderlo e per le giovani che fanno fatica a entrare nel mondodel lavoro a pieno titolo e con dignità e senza scorciatoie.
Abbiamo lottato per il lavoro, ed abbiamo lottato perché fosse possibile per una donna lavorare senza sentirsi in colpa ed anomala. Perché il lavoro retribuito è uno, forse più importante, dei pilastri dell’autodeterminazione e della libertà di scegliere nella vita e nell’amore. In un momento in cui è messa in forse l’occupazione di donne e uomini, si affaccia prepotentemente il pregiudizio mai cancellato che giustifica e rende possibile la comunicazione “che è meno grave licenziare una donna”.
A noi tutte si offre una realtà virtuale dove l’assenza delle donne è occultata da immagini femminili, ingannevoli, vuote della complessa e ricca sostanza che le donne reali esprimono nelle loro vite. Succede oggi, mentre succede che in luogo dei sevizi ci viene offerta la beneficenza ed in luogo della nostra libertà e della nostra autonomia ci viene offerta ancora ed ossessivamente la protezione di un padre o di un padrone.
Non abbiamo paura, di fronte a questo, di tornare indietro: noi non sappiamo e non possiamo tornare indietro. Noi conosciamo da generazioni il valore e l’importanza delle nostre conquiste che ci hanno permesso di combattere la violenza quotidiana e di sottrarre i nostri figli all’ignoranza ed allo sfruttamento. Violenza, ignoranza e sfruttamento che le antiche famiglie hanno favorito, nascosto ed usato.
Per noi il lavoro è questo. Per molte di noi è anche lo spazio creativo dove coniugare civiltà e rispetto della natura. Per molte di noi è lo spazio della conquista di un nuovo modo di dirigere il paese. Per noi è così!
Per la nostra classe dirigente, invece, la cosiddetta crisi è l’occasione d’oro di liberarsi di una concorrenza “indesiderata” e di “rimettere le donne al loro posto”.
Noi siamo con le donne in lotta “per il loro posto”, e spesso siamo quelle donne stesse. Insieme possiamo volere di più, ed affermare i principi Costituzionali della nostra “Repubblica fondata sul lavoro” e sull’uguaglianza, contrastando il sistema dei favori e dello sfruttamento dei bisogni, anche quelli primari.