Due pesi e due misure

E’ proprio uno strano Paese il nostro.

Due giorni fa la Camera ha approvato in via definitiva la legge sulle quote rosa con rallegramenti a destra e a sinistra (bipartisan, dicono quelli più snob), oggi una azienda in provincia di Milano, la Ma-Vib di Inzago, ha licenziato 12 operaie e nessun uomo perché “così possono stare a casa curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio”.

Nel pomeriggio l’associazione Donne Pensanti  ha lanciato una mail bombing contro la Ma-Vib (info@mavib.com) ricordando le parole dell’articolo 37 della nostra Costituzione:

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

E’ proprio uno strano Paese il nostro.

Se perdo anche te

Ricevo e pubblico (molto volentieri) questo comunicato stampa dell’UDI che con Articolo37 calza proprio a pennello.

Come non essere d’accordo? Cosa ne pensate?

I grassetti, come al solito, sono miei:

Se UNA donna perde il lavoro TUTTE perdiamo qualcosa

Siamo toccate, noi tutte, quando una donna perde il lavoro.

Ci riguardano le scelte che lasciano sempre più sole e ricattabili le lavoratrici nel nostro paese.

Ci riguardano le scelte economiche imprenditoriali e di governo che vedono l’occupazione femminile come una prospettiva secondaria ed irrilevante.

Ci riguarda quando le donne rinunciano a cercare lavoro e a ricercarlo “dopo la pausa materna”. “La Precarietà rende sterili” abbiamo detto qualche anno fa, precarietà per chi un lavoro ce l’ha e rischia di perderlo e per le giovani che fanno fatica a entrare nel mondodel lavoro a pieno titolo e con dignità e senza scorciatoie.

Abbiamo lottato per il lavoro, ed abbiamo lottato perché fosse possibile per una donna lavorare senza sentirsi in colpa ed anomala. Perché il lavoro retribuito è uno, forse più importante, dei pilastri dell’autodeterminazione e della libertà di scegliere nella vita e nell’amore. In un momento in cui è messa in forse l’occupazione di donne e uomini, si affaccia prepotentemente il pregiudizio mai cancellato che giustifica e rende possibile la comunicazione “che è meno grave licenziare una donna”.

A noi tutte si offre una realtà virtuale dove l’assenza delle donne è occultata da immagini femminili, ingannevoli, vuote della complessa e ricca sostanza che le donne reali esprimono nelle loro vite. Succede oggi, mentre succede che in luogo dei sevizi ci viene offerta la beneficenza ed in luogo della nostra libertà e della nostra autonomia ci viene offerta ancora ed ossessivamente la protezione di un padre o di un padrone.

Non abbiamo paura, di fronte a questo, di tornare indietro: noi non sappiamo e non possiamo tornare indietro. Noi conosciamo da generazioni il valore e l’importanza delle nostre conquiste che ci hanno permesso di combattere la violenza quotidiana e di sottrarre i nostri figli all’ignoranza ed allo sfruttamento. Violenza, ignoranza e sfruttamento che le antiche famiglie hanno favorito, nascosto ed usato.

Per noi il lavoro è questo. Per molte di noi è anche lo spazio creativo dove coniugare civiltà e rispetto della natura. Per molte di noi è lo spazio della conquista di un nuovo modo di dirigere il paese. Per noi è così!

Per la nostra classe dirigente, invece, la cosiddetta crisi è l’occasione d’oro di liberarsi di una concorrenza “indesiderata” e di “rimettere le donne al loro posto”.

Noi siamo con le donne in lotta “per il loro posto”, e spesso siamo quelle donne stesse. Insieme possiamo volere di più, ed affermare i principi Costituzionali della nostra “Repubblica fondata sul lavoro” e sull’uguaglianza, contrastando il sistema dei favori e dello sfruttamento dei bisogni, anche quelli primari.

Articolo37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Costituzione Italiana, articolo 37

Così recita la nostra Carta costituzionale, ma nei fatti le donne sono discriminate sul lavoro. Per il salario, per le possibilità di carriera e spesso sono anche vittime di mobbing (soprattutto se mamme).

Perché questo blog? Per raccogliere testimonianze, per raccontare storie, per non abbassare la guardia.

Articolo37 non è certo una voce nuova sul tema. Ho pensato a lungo prima di pubblicarlo.

L’idea del titolo nasce da una conversazione via mail della scorsa estate con altre donne attente a questo argomento. Poi ho iniziato a scrivere qualche racconto (che spero di pubblicare qui), ma a un certo punto mi sono fermata e ho pensato al blog, quale strumento di comunicazione e informazione più veloce e diretto.

Da sole non si vincono le battaglie. Se facciamo rete usando la Rete, possiamo condividere esperienze, pensieri e progetti.

Mara Cinquepalmi

maracinque@gmail.com