Avevo giurato a me stessa che non avrei scritto nemmeno una parola sull’affaire bunga bunga, poi stamattina, leggendo il Corriere della Sera, mi sono imbattuta in questa dichiarazione.
Come faccio a non scrivere, come posso ancora tacere su una questione che va ben oltre la politica?
Le parole di questa ragazza non sono altro che un tragico specchio dei tempi.
L’articolo di Ferrarella e Guastella si può leggere qui.
Non commento, se non con l’uso dei grassetti:
«Rischio di restare con la laurea e un calcio nel sedere»
La vita delle ragazze da bunga bunga, del resto, è esposta alla volubilità del premier. «Quando ha voglia ci chiama, quando non ha voglia non ci chiama», sospira una ragazza che da Berlusconi dice di «essere stata raccomandata all’università in Calabria». E che alla Minetti, in una telefonata simile a una seduta di psicoterapia, ruotante attorno alla frustrata richiesta al premier di avere in regalo «uno stabile a Milano da poter vendere», espone i suoi crucci: «Tu bene o male hai il tuo lavoro, guadagni tot… (12 mila euro al mese di stipendio da consigliera regionale lombarda, ndr), non te lo leva nessuno. A me, se non mi mette, che cavolo faccio? Sto in Comune per altri 5 anni a guadagnare 600 euro? E quante cose possono capitare in 2 anni? Lui può sparire… può succedergli qualcosa… sta cambiando il governo… Se mi dice di aspettare, gli dico che ho aspettato 5 anni (…) Ma basta! Ma che, siamo sceme, ma bisogna farglielo capire a ’sto uomo ehh, cioè ma poi per dirti, Fini lo fa con la moglie eh… capito, o con le fidanzate o con le amanti…». Le buste con 2 mila euro a volta o i regali volanti non arginano più la disillusione dei prosaici obiettivi della ragazza: «Basta! Poi sì, per l’amor del cielo, (Berlusconi, ndr) ci sta costruendo una carriera, però bisogna vedere se poi va in porto ’sta carriera! E se non va in porto? Rimango con la laurea e un calcio nel sedere come tanti altri ragazzi…».
Nota a margine
Valla a spiegare la carriera a quella donna su due che non ha lavoro e non lo cerca (così ci dice oggi l’Istat).