A Bologna dire Iperbole o parlare di web al femminile è come dire Leda Guidi.
Leda è la “mamma digitale” per molte della nostra generazione che hanno iniziato a lavorare a Bologna col e/o nel web già da diversi anni.
Leda apre gli speech de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma oggi alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).
La ringrazio per questa bella intervista e per tutto quello che mi ha insegnato in questi anni.
Il tuo percorso professionale non nasce nell’ambito delle nuove tecnologie. Ci racconti la tua esperienza?
Il mio percorso professionale “non flessibile” – prima solo una entusiasmante esperienza alla neonata Galleria d’Arte Moderna dove ho imparato moltissimo sulla educazione/sensibilità al contemporaneo e sull’attenzione ai linguaggi – è cominciato come operatrice culturale/bibliotecaria “del territorio”. Una categoria interpretativa, quella del territorio, tornata vitale con la rete e con il concetto di glocal, a contaminare mondo e città/paese. Una attività sul campo, sulla prima linea della innovazione sociale, in un centro culturale polivalente della “bassa bolognese”. E’ stata una vera e propria immersione nella conoscenza, nell’uso e nella divulgazione di strumenti, supporti, canali, mezzi per la comunicazione. Conoscenza prodotta non solo dal centro (la città) verso la periferia (i Comuni della provincia) ma anche dalla creatività locale, dalla dimensione metropolitana.
Le tecnologie informatiche erano utilizzate prevalentemente per la gestione automatica del patrimonio librario e informativo e non si erano ancora incontrate/ibridate con altri media e – soprattutto – con internet. La mia esperienza è continuata nella comunicazione istituzionale, all’ufficio stampa della Provincia di Bologna e successivamente del Comune di Bologna, dove mi sono occupata di informazione verso i cittadini, i media, di attività giornalistica e anche di collaborazione diretta con l’allora Sindaco, Renzo Imbeni. Era l’inizio degli anni ’90, quando si cominciava a parlare di informazione come diritto di cittadinanza, a sperimentare pratiche di trasparenza, accesso, dialogo e ascolto. Parole chiave nel processo di rinnovamento della pubblica amministrazione. L’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore come struttura dedicata alla comunicazione bidirezionale è di quegli anni.
In quel contesto aperto al nuovo si è manifestato un nuovo ambito di interazione, un nuovo universo dei possibili: internet. Quindi il mio incontro con le tecnologie – o meglio, con la rete – è avvenuto davvero molto tempo fa, nel 1993/4 e, devo dire, in modo abbastanza naturale, anche se potrebbe sembrare una contraddizione riferendoci a tempi in cui una formazione umanistica come la mia non era davvero il viatico professionale più adatto e accettato in un settore gestito da tecnici e informatici, prevalentemente, come si sa, uomini. Forse questo incontro è stato quasi naturale – certamente non traumatico! – perché (ma è un’ipotesi a posteriori) culturalmente preparato e reso più facile dalla frequentazione dei media “classici” (dai video al cinema, dalla fotografia ai libri) e dalla curiosità per le tecnologie “riproduttive” dei mondi artificiali (?) da queste generati maturate fin dagli anni ’70.
Credo che la dimensione progettuale ed evolutiva della rete - allora ancora 1.0! – come paradigma concettuale e come modello relazionale, e la confusa percezione da parte mia di una porta aperta su di un mondo nuovo mi abbiano spinto a superare anche l’oggettivo “lack of skills”, il mio personale digital divide ante litteram e a cominciare, con gli altri stimolanti compagni di strada, l’avventura della rete civica. I primi indirizzi di posta elettronica del Comune di Bologna sono stati quelli dello staff Iperbole, nel settore Comunicazione.
Iperbole è la rete civica del Comune di Bologna. Esistono statistiche di genere sugli iperboliani?
Vengono rilevate le percentuali di iscrizione alla rete civica dalla sua nascita: la proporzione degli utenti è ancora all’incirca di 70 a 30 “a favore” dell’utenza maschile, ma sono statistiche da coniugare con quelle relative alle connessioni mobili sicuramente diverse ma non ancora rilevate, per ragioni tecnico-organizzative, e per ovviare alle quali ci stiamo attrezzando. Da quando abbiamo lanciato la rete gratuita “senza fili” – Iperbole Wireless – i collegamenti non sono più riservati solo ai residenti, gli Iperboliani, e agli enti e organismi pubblici e no profit del territorio, ma sono distribuiti anche agli studenti e al personale dell’Ateneo. Questi sono visti dal Comune come cittadini a tutti gli effetti per il periodo che studiano, abitano, frequentano Bologna.
E’ fondato pensare che il rapporto percentuale sia diverso – più “femminile” – anche perché la fruizione della rete attraverso i device personali mobili (laptop, tablet, smartphone…) è in aumento esponenziale e moltiplica le occasioni di collegamento. Quanto poi all’utilizzo delle postazioni pubbliche free allo sportello Iperbole presso l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore, da molti anni ormai, la percentuale degli utilizzatori/trici è quasi equamente suddivisa tra i generi. Probabilmente la felice localizzazione e la facile accessibilità delle postazioni – unite alla disponibilità di altri servizi di front office per la comunità – sono fattori che hanno contribuito a questo risultato. Altro dato riguardo a Iperbole, credo interessante da evidenziare e che potrebbe essere spunto per una riflessione “di genere”, è che le persone che lavorano e che hanno lavorato in questi anni alla rete civica e al suo sito/portale web sono state e sono in grande numero donne, ragazze.
Dipendenti comunali e collaboratrici esterne, figure con competenze diverse, provenienti da esperienze varie e generalmente non con una formazione specifica tecnico-informatica. Allo sportello Iperbole e al back office, progettuale e redazionale, si è da sempre registrata una prevalenza di personale femminile: i risultati attuali sono stati ottenuti grazie all’impegno, alla caparbietà e all’investimento, anche emotivo, di donne e ragazze con capacità di mescolare competenze comunicative e umanistiche con abilità tecniche. Certo analisi “di genere” più approfondite, anche qualitative, ci piacerebbe farle (risorse permettendo!) magari anche con il supporto tecnico e conoscitivo di Università e di associazioni/organismi che si occupano specificamente di tematiche di genere.
In che modo Iperbole si è inserita – nel corso degli anni – nel tessuto di genere della città? Avete collaborato con associazioni e/o altri su progetti di genere?
La collaborazione con l’Associazione Orlando e il Server Donne, oltre che una adesione culturale/professionale personale, è “storica”: siamo nati come servizi alla città quasi contemporaneamente, con obiettivi diversi per specificità, ma sinergici e dialoganti. Grande consonanza con le amiche e colleghe – compagne di strada – sui temi dei diritti, delle pari opportunità di accesso alla rete, del rispetto e della valorizzazione delle differenze di usi, bisogni, linguaggi e universi simbolici, modi di abitare/utilizzare la rete e le tecnologie.
Sono molte poi le donne, all’interno di reti sociali, pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca, ecc., che lavorano soprattutto sulla relazione, sulle comunità, sul fare rete a tutti i livelli. Abbiamo collaborato con il PROGETTO DONNA – Centro Studi per la Ricerca e Sviluppo delle Pari Opportunità, anche nell’ambito di un Progetto Europeo dedicato all’uso della rete da parte delle persone anziane, in particolare le donne. E, comunque,la rete civica è stata sempre aperta alle sollecitazioni delle organizzazioni che si sono proposte come interlocutrici, partner, portatrici di idee e progetti da condividere. Voglio ricordare un progetto particolarmente significativo, credo, per la sua innovatività promosso qualche anno fa dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Piano Telematico, riguardante un’analisi dal punto di vista di “genere” dei contenuti (informazioni, servizi, ecc.) – semantica, architetturale, comunicativa – dei portali delle amministrazioni pubbliche regionali. Il lavoro è stato svolto sul campo dall’Associazione Orlando in collaborazione con noi di Iperbole e con la responsabile del portale web del Comune di Ferrara che ci siamo offerte come cavie per un carotaggio sui rispettivi web istituzionali. I risultati complessivi dell’indagine sono stati per certi versi inattesi e meritevoli di una riflessione: in particolare sotto il profilo della correttezza di genere, sulle modalità di progettazione e di sviluppo di un sito pubblico che deve tenere conto delle diversità di aspettative, bisogni, usi… Ne sono nate delle Linee Guida per la progettazione dei siti web pubblici che meritano di essere conosciute e applicate. Un suggerimento di lettura per tutte noi!
E poi c’è stato l’incontro, ultimo in ordine di tempo ma per me davvero stimolante, con le Girl Geek Dinner di Bologna, ragazze che hanno incontrato le tecnologie molto giovani, una generazione diversa dalla mia, e che hanno con essa una relazione molto più spontanea, integrata nella quotidianità in modo naturale, fluido. Mi piace la loro voglia e capacità di mobilitarsi per l’inclusione digitale, per la diffusione di una conoscenza della rete in grado di declinarsi sui bisogni e i desideri delle donne, per fugare la “paura della rete” e contrastare chi la genera per limitare diritti, parità, libertà individuali e collettive.
L’iniziativa di oggi è occasione per parlare insieme ad altre donne, esperte e professioniste del settore, sulle opportunità che le tecnologie ci offrono in termini di lavoro, relazioni, nuove professioni, discriminazione di genere, supporto e amicizie. Che cosa è cambiato da quando hai iniziato a muovere i primi passi nelle nuove tecnologie?
In questi anni di evoluzione della rete civica e di costruzione di rapporti con colleghe/i a livello nazionale e internazionale, come responsabile di Iperbole ho incontrato molte donne che facevano e fanno lavori simili al mio e con le quali si sono consolidati rapporti, non solo professionali ma anche elettivi, amicali, a livello “globale”. I cambiamenti in sedici, diciassette anni sono stati profondi a tutti i livelli, negli usi che si sono differenziati per i supporti a disposizione (non solo personal computer ma device mobili, tv digitale…) e per i contesti in cui vengono agiti (non più solo casa/lavoro/scuola); ma soprattutto, come ho detto, i cambiamenti, veicolati dalle pratiche, sono stati nell’immaginario comune e nel simbolico della relazione tra donne e tecnologie.
Si può dire che un altro “genere” di tecnologia si sta facendo strada attraverso percorsi professionali e di vita, magari non lineari ma sempre più sicuri. Certo non bisogna nascondersi che il gender divide e il dominio maschile nella produzione di senso in rete sono ostacoli oggettivi al libero dispiegarsi del “femminile” in internet (ormai l’ubi consistam prevalente delle tecnologie in generale). Ma gli spazi, anche quelli virtuali, vanno popolati con le nostre parole e le nostre narrazioni, così – anche se sempre troppo lentamente – si cambiano e si riequilibrano i rapporti di potere. E poi non va dimenticato, dal punto di vista socio-economico, che nuove e vecchie marginalizzazioni sono spesso una ulteriore aggravante dei divide digitali…
Il tuo è anche un punto di vista privilegiato. Spesso si parla della pubblica amministrazione come di un ambiente poco 2.0. Come pensi, invece, che stia cambiando il rapporto? La Pa può agire da facilitatore?
La pubblica amministrazione ha un ruolo fondamentale nel contrasto dei gender divide, di tutti i divide, sempre più di competenze e conoscenze non puramente tecniche, ma più culturali in senso lato. Politiche e azioni di alfabetizzazione, formazione, di empowerment professionale, di promozione di spazi di incontro, dialogo, scambio – fisici e virtuali – coniugate con la facilitazione all’accesso in banda larga, anche wireless sono necessarie per l’innovazione, non sono un’opzione: difficile tutto ciò da realizzare in tempi di crisi e di budget da tagliare in modo drastico.
L’approccio 2.0 poi non è semplice da promuovere nella PA, per natura complessa, verticale e poco interattiva. Anche se il Comune è da sempre impegnato sui temi dell’accesso alla rete, dell’e-inclusion, del wireless pubblico e dei nuovi diritti digitali. In particolare open government, trasparenza e open data quali piattaforme per lo sviluppo dell’innovazione e strumento di governance della e nella comunità sono i temi che stanno alla base del disegno di Bologna futura come smart city, social e aperta al contributo creativo dei cittadini.
La definizione della “città intelligente” sarà parte fondamentale dell’AGENDA DIGITALE PER BOLOGNA; gli cui obiettivi saranno individuati secondo una metodologia multistakeholder, declinata in rete e sul territorio. Iperbole 2020, la rete civica di domani, diventa un ecosistema sociale e comunitario che farà del crowsourcing e dei contenuti generati dagli utenti un perno delle politiche pubbliche della nuova Amministrazione.