Articolo37 on air

Piccolo spazio…pubblicità.

Qualche settimana fa sono stata intervistata da Frequenze di genere, programma radiofonico in onda su Radio Città Fujiko.

Abbiamo parlato di donne e lavoro, di questo blog e delle storie che sto raccogliendo, ma anche della bellissima esperienza delle Nuove Professioni delle Donne insieme a Francesca Sanzo e Girl Geek Dinners Bologna.

Qui si può ascoltare la puntata.

Grazie a Frequenze di Genere e buon ascolto!

Siska, una passione per i libri

Annalisa Uccheddu, una laurea in teatro, ha fatto della sua passione per i libri un lavoro, anzi un lavoro 2.0 visto che ha creato una casa editrice di e-book basata su progetti e contatti sviluppati online. Dall’editing allo scouting, fino alla vendita, è nata l’azienda Siska Editore.

Annalisa ha partecipato sabato 14 aprile al barcamp  Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?”. Ecco cosa ci ha raccontato qualche giorno prima di #Npdonne.

Mi parli brevemente del progetto che presenterai domani?

All’incontro di domani parlerò della mia casa editrice nativa digitale, Siska Editore, nata dalla passione per i libri per la lettura e dalla mia esperienza di blogger e dalla fiducia nelle potenzialità del digitale. Credo, infatti, che l’editoria digitale sia un ottimo strumento per diffondere la cultura, la lettura, per valorizzare nuovi autori e nuove storie. Inoltre, mi affascina la dinamicità del formato digitale che è in fase di continua evoluzione. La trasformazione da blogger a editore digitale è il risultato di un’alchimia tra il blog, i social e i “magici aiutanti” (amici vecchi e nuovi), della curiosità, della volontà di raccontarsi e di leggere gli altri. Le mie prime autrici sono blogger che seguivo. La ricerca degli autori e di “storie filosofe”, come amo chiamarle, continua ancora tra i blog, ma anche tra le proposte letterarie che arrivano in redazione.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Non vedo l’ora di ascoltare le esperienze delle altre, scoprire quanto mi ritroverò in esse e quanto potrò imparare da loro. Mi aspetto che sia un’esperienza di incontro e di scambio stimolante nell’immediato presente, da cui potrebbero partire collaborazioni future, di ascolto reciproco per cominciare. Se da un lato sarà un modo per conoscere altre donne “avventurose” come me dall’altro sarà occasione di confrontarmi sul mio progetto con i presenti e ogni occasione di feedback è sempre preziosa.

Chi eri prima della tua svolta geek (se questa è stata uno spartiacque nella tua vita professionale)?

Ho una formazione umanistica: liceo classico, Facoltà di Lettere e corso di Laurea in teatro, i libri sono sempre stati la mia passione. A 15 anni mi sono innamorata del pc e della tastiera, a 27 ho aperto un blog e a 28 sono partita con Siska Editore. Alla fine si è trattato di un cambiamento graduale, il digitale è diventato rapidamente parte integrante della mia vita, è vero. Però credo che ci sia stato uno spartiacque, ancora più forte di quello del blog, e che sia coinciso con la creazione dei prodotti digitali: gli ebook. Oltre al lavoro editoriale e di redazione, che è proprio di ogni editore, mi appassiona davvero tanto realizzare gli ebook, mettere mano negli html, nel css ecc… E quando c’è qualcosa che non torna? Chiedo aiuto a chi ne sa più di me e continuo ad imparare.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

La mia professione è interamente nata e cresciuta in rete, quindi direi che l’influenza è stata totale! Certo la maggior parte dei contenuti (storie, filastrocche e romanzi) nascono offline, ma è in rete che si sviluppano e che camminano con le loro gambe (e con quelle degli amici che le sostengono). Del resto noi stesse non siamo “dentro” la rete, ma con le nostre idee creative, i nostri contenuti,  il nostro dinamismo rendiamo la rete viva e reale; diventiamo rete noi stesse. La rete mi ha permesso di entrare in contatto (prima in forma di ascolto e poi di dialogo) con persone che mi hanno arricchita enormemente e di comprendere che era possibile trasformare l’idea iniziale di un blog di racconti in qualcosa di più: una casa editrice digitale.

Poi, trovo che le donne sappiano fare rete in maniera molto efficace e ultimamente ne ho riscontrato la prova lampante in un social dedicato esclusivamente alle donne. Si chiama di www.withandwithin.com e mi ha dato molte occasioni di dialogo e di crescita sia personali sia lavorative (tra cui molti preziosi feedback di lettrici e di blogger riguardo agli ebook che pubblico).

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Sicuramente tanto. Per cominciare, molte delle informazioni che raccolgo le condivido con le persone che conosco (che siano o meno attive quanto me in rete). Un esempio per tutti, come blogger ho imparato a conoscere ad apprezzare molte mamme blogger e ora che alcune care amiche sono in dolce attesa segnalo loro i blog e i post che fanno al caso loro. Ed è bello sentirsi utile anche così. E poi nella vita off line è diventato ancora più facile e naturale creare rete e lanciarsi in nuovi progetti.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc etc)?

Le tecnologie e la rete si combinano molto bene con la versatilità delle donne. Penso che le nuove tecnologie possano incidere enormemente sulla vita di una donna e in positivo. Certamente negli aspetti che sottolinei tu, ma soprattutto nella sostenibilità del lavoro, sia in termini di economia che di tempo. Nel lavoro da casa e su internet le possibilità per una donna di gestire le altre incombenze con più efficacia e serenità esistono realmente. Attenzione, però. C’è sempre il rischio – lo vivo in prima persona – di strafare anche in questo caso e di ritrovarsi sommerse da tutto e di più (casa, lavoro, varie ed eventuali). Le tecnologie, e la nostra abilità nel loro utilizzo, aiutano perché sono uno strumento di lavoro e di comunicazione potentissimo, e possono migliorare la qualità della nostra vita, ma non possono sostituire la collaborazione e il rispetto di cui ciascuna di noi ha bisogno da chi ci circonda. Detto questo, penso che i passi avanti che con le tecnologie riusciremo a compiere nel lavoro e nella vita quotidiana ci permetteranno di compierne altrettanti su altri versanti.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37. Qui lo storify a cura di Francesca Sanzo.

Alice, la Reina delle torte 2.0

Alice Reina è attrice, storyteller e creativa. Grazie alla rete sviluppa idee per laboratori e spettacoli di teatro sociale. Crea decorazioni personalizzate per torte e ne racconta su Bologna In Torta.

Alice ha partecipato sabato 14 aprile al barcamp  Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?”. Ecco cosa ci ha raccontato qualche giorno prima di #Npdonne.

Mi parli brevemente del progetto che presenterai a #Npdonne?

Parlo di due delle mie start-up: Le CarteFavola e BolognaInTorta.
Le CarteFavola sono un prodotto editoriale di storytelling
( la mia principale attività ), un gioco a raccontare e raccontarsi creato per generare relazioni narrative tra adulti e bambini, tra bambini e bambini e tra adulti e adulti.
BolognaInTorta è il mio blog di cake design, attività che ho cominciato per “arrotondare” le mie entrate mensili unendo la mia passione della cucina ad un personal storytelling, ad un blog.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Mi aspetto di condividere esperienze e, perché no, di promuovere i miei progetti nel territorio, creando sinergie.

Chi eri prima della tua svolta geek?

E’ un mondo completamente nuovo per me. In realtà è da poco più di un anno che mi sono avvicinata alla comunicazione 2.0. Ho una formazione teatrale, mi sono laureata in DAMS teatro, ho un diploma da attrice ed un master in recitazione. Per anni ho percorso la via “canonica” degli attori: mi muovevo tra Milano e Roma facendo provini, spettacoli in varie compagnie in giro per l’Italia. Poi ho “scoperto” il teatro sociale” e la mia visione del teatro è cambiata: il teatro come mezzo e non come fine. Ho cominciato ad utilizzare le mie competenze nel campo del sociale, lavorando in centri anti violenza e conducendo laboratori con minori vittime di abusi e maltrattamenti.
Il mio approccio al web era molto limitato: mandavo le mail a chi conosco, usavo facebook come l’utente medio.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

Poco più di un anno fa ho conosciuto Francesca Sanzo, la sua attività di blogger e mi sono detta: perchè non provare questa strada?
Non è stato facile, e a volte non lo è ancora: sono molto attaccata alla comunicazione diretta, ho studiato un media molto antico, il teatro.
Grazie a lei e Stefano Castelli di Studio Lost, ho cominciato ad imparare nuove strategie, ad applicare la mia formazione di “cantastorie” ad un media veloce e diretto come il web.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Il mio utilizzo del web è strettamente collegato alla mia attività off-line: la rete è una cassa di risonanza per promuovere le mie iniziative, i miei progetti. Ciò che porto di me, della mia vita è principalmente la parte professionale.
Cerco però di non essere troppo “professionale”, poichè uno dei miei obiettivi è proprio quello di promuovere il Teatro Sociale e lo storytelling, di coniugare un linguaggio nuovo con uno antico, avvicinando le persone, facendo in modo che riscoprano modalità di relazione e di aggregazione oggi, spesso, dimenticate, percepite come distanti.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc, etc)?

Nel mio caso devo dire che, a piccoli passi, mi stanno aiutando. In primis mi hanno insegnato un approccio al lavoro più dinamico, propositivo e positivo. Inoltre, il fatto che gran parte degli strumenti web siano ormai abbastanza intuitivi e alla portata di tutti, rende il lavoro autonomo. Questo credo sia un punto di forza per le donne: sono convinta della capacità generatrice delle donne, in tutti i campi e ritengo che le nuove tecnologie possano essere uno strumento di autonomia, di auto-impresa e di stimolo di risorse assolutamente vincente.
L’importante, almeno dal mio punto di vista, è non chiudersi nella rete, ma mantenere un continuo contatto e scambio tra on e off line.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37. Qui lo storify a cura di Francesca Sanzo.

NPDonne, Lisa Ziri racconta Nemoris

Questa mattina il barcamp Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?” ha ospitato la testimonianza di Lisa Ziri, della start-up al femminile Nemoris, nata nel 2011, e ideatrice insieme a Silvia Parenti di ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Questo il racconto della sua esperienza.

Che cos’è Nemoris?

E’ la nostra startup tecnologica al femminile. A #Npdonne racconto la storia della sua nascita, dovuta al fallimento dell’azienda per cui lavoravamo io e la mia socia Silvia Parenti. Siamo una matematica e un ingegnere elettronico, eravamo nell’R&D e sviluppavamo software. Trentotto anni, mamme, donne, poche speranze di trovare il lavoro qualificato che cercavamo, abbiamo deciso di approfittare di tutto il tempo libero dato dalla cassa integrazione/contratto di solidarietà per esplorare se ci fosse la possibilità di fare qualcosa in proprio.

Mio marito è avvocato (uno dei pochi con un grande interesse per l’informatica :-)) e quindi mi sono trasferita da lui per capire come lavorava e se per caso ci fosse un qualche bisogno a cui i software attuali non rispondevano. In realtà ci siamo accorte che gli avvocati hanno grossi problemi nel gestire l’archiviazione digitale dei loro file. I sistemi presenti sul mercato erano dei gestionali che avevano molte funzionalità non utilizzate mentre mancava un sistema che permettesse davvero di risparmiare tempo e tenere le cartelle in ordine e trovare tutto anche a distanza di anni. Noi non avevamo una soluzione, allora abbiamo riallacciato i contatti con le università e cominciato a frequentare le comunità open source. Abbiamo studiato libri e nuovi linguaggi, cambiando totalmente prospettiva. Con la nostra idea ci siamo presentate ai progetti di sostegno alle imprese tecnologiche Spinner e We Tech Off e ci hanno confermato che l’intuizione era buona. Ci hanno dato molto in termine di formazione alla gestione di un impresa: noi il software lo sapevamo fare ma per fare una start-up ci vuole anche dell’altro.

Alla fine abbiamo realizzato un software, ilexis, che utilizza le tecniche del web semantico per archiviare automaticamente i file di tipo legale: in pratica i dati importanti vengono estratti dal file senza che l’utente abbia bisogno di reinserirli e le informazioni vengono archiviate semanticamente, permettendo poi delle ricerche di tipo semantico, che cercano cioè di capire l’ambito dell’informazione richiesta ed cercano i file non per semplici chiavi ma per significato. Abbiamo poi visto che questo tipo di motore può essere applicato a vari ambienti e ora stiamo realizzando personalizzazioni per diversi ambiti documentali.

Cosa ti aspetti dall’esperienza di #Npdonne?

Di avere e contribuire a creare dei role model per donne imprenditrici in campo tecnologico. Nei progetti di sostegno allo sviluppo di imprese innovative ci sono pochissime imprese con un’alta percentuale femminile e quasi nessuna con imprenditrici che siano anche mamme.

Mi racconti chi eri prima della tua svolta geek?

Sono sempre stata un po’ geek (mi definisco nerd con i tacchi, anche se ormai non li porto quasi più). Quando guardo The big bang theory rido come una pazza perché riconosco perfettamente me e i miei amici. Adoro la fantascienza, ho studiato matematica, lavoro nel mondo del software, sperimentato servizi web ancora in beta per curiosità, conosciuto mio marito napoletano facendo un gioco di narrazione su internet, creato legami tramite i social network, ho un blog, amo l’open source e ho molta fiducia che la tecnologia sia un aiuto notevole per costruire un mondo migliore.

Come ha influito la rete sulla tua attuale affermazione professionale?

Senza la rete non saremmo riusciti a fare Nemoris. Ci ha permesso di accedere alle comunità open source per trovare la soluzione puntuale al problema che cercavamo di risolvere, la maggior parte dei servizi che utilizziamo per lo sviluppo e la gestione dell’azienda sono in cloud, lavoriamo ognuno da casa propria collegandoci via skype, ci facciamo pubblicità sui social network.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?

Perché, sono separate? :-) Il mio lavoro è sia offline che online, ma anche la mia vita personale. Abbiamo scelto di fare di Nemoris un’azienda “leggera”, con una spiccata tendenza “ecocompatibile” perché è lo stile di vita che cerco di condurre nella vita di tutti i giorni. So che c’è molto il mito della startup “solo lavoro pazzo, niente vita personale”, ma io e la mia socia abbiamo deciso di avere un equilibrio con la vita privata, ad un certo punto stacchiamo per stare con la nostra famiglia o per andare in palestra e magari riprendiamo a lavorare la sera o il fine settimana. In estate andiamo al mare o in montagna e lavoriamo con il portatile e gli ereader per leggere documentazione anche sulla spiaggia. Lavoriamo continuamente, ma così riusciamo a prolungare il tempo della “villeggiatura lavorativa” per permettere ai nostri figli di stare più tempo a contatto con la natura in un ambiente più rilassato.

Quanto pensi che le nuove tecnologie possano incidere sul lavoro delle donne (in termini di miglioramento, nuove professionalità, conoscenze, etc, etc)?

Direi! Intanto la conciliazione tra lavoro e famiglia è veramente molto più semplice dal punto di vista pratico, ti porti il lavoro dove vuoi. Questo non vuol dire che sia semplice dal punto di vista organizzativo. A volte rimpiango i tempi in cui tornavo magari tardi dal lavoro da dipendente, ma a quel punto staccavo del tutto. Qui è una ricerca continua di equilibrio, ma ne vale la pena. Naturalmente niente di questo funziona se tutto il lavoro domestico e della cura dei figli cade sulla donna, bisogna collaborare. Poi è importante per trovare altre persone che condividono la tua esperienza e il tuo stile di vita. Anche se nessuna delle tue conoscenze ha fondato una start-up nel tuo campo, magari in qualche altra parte del mondo è una cosa comune, ti puoi ispirare. E infine ti permette di partire da poco, trovare strumenti per cominciare un’attività a buon mercato. Poi si deve crescere, con tanto impegno, ma non è il lavoro che ci spaventa, vero?

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37.

 

NPDonne, sabato 14 aprile appuntamento al Quartiere Saragozza

Le nuove professioni delle donne torna con un nuovo appuntamento. Dopo l’evento di ottobre alle Officine Minganti, è il Quartiere Saragozza, nell’ambito del progetto No digital divide curato dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, ad ospitare l’evento dedicato al lavoro, alle donne e alle nuove tecnologie.
Le nuove professioni delle donne: in che modo internet incide sulla società lavorativa?” è il titolo del barcamp che si terrà sabato 14 aprile, dalle ore 10 alle ore 13.30, in via Pietralata 60. L’iniziativa intende fornire ai cittadini, in particolare donne, informazioni, strumenti e competenze utili ad affacciarsi ad una dimensione lavorativa digitale. Le testimonianze  di donne che hanno rivoluzionato la propria vita lavorativa grazie a internet, dimostreranno in che modo il web incide fortemente sulla società lavorativa contemporanea.

Le nuove professioni delle donne è una iniziativa promossa dall’associazione Girl Geek Dinners Bologna, dai blog francescasanzo.net e Articolo37.

Gli hashtag per seguire su Twitter l’iniziativa sono #NPDonne e #NoDigitalDivide. E’ possibile iscriversi come camper (partecipante) o speaker per fare un intervento (speech) all’indirizzo http://npdonne.eventbrite.com/. Info: staff@girlgeekdinnersbologna.com.

Le nuove professioni delle donne…dicono di noi

Una giornata intensa, ma piena di soddisfazioni. Non lo scrivo per far piacere a qualcuno, ma è stato davvero così.

Saperi, testimonianze, buone pratiche e progetti di donne che con la Rete e grazie alle nuove tecnologie si sono (re)inventate una professione.

Sono stati questi gli ingredienti che, sabato 15 ottobre, hanno fatto de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners BolognaDonne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne), un momento di condivisione intenso ed entusiasmante.

Ne hanno parlato molte delle protagoniste della giornata sui loro blog e se ne è parlato anche in rete, come dimostra questa piccola rassegna stampa web:

La Repubblica Bologna

Dols

Atipici

SnapBologna

Scoop

EmilBanca

Il club delle mamme

Lo ha fatto per immagini, come solo lei sa fare, Silvia Storelli con questo video

 

Di sicuro insieme a GGDBologna ed a Francesca Sanzo per Donne Pensanti continueremo a parlare di #NPDonne anche sul blog ospitato dal quotidiano L’Informazione di Bologna.

Iperbole, una Rete per la città

A Bologna dire Iperbole o parlare di web al femminile è come dire Leda Guidi.
Leda è la “mamma digitale”  per molte della nostra generazione che hanno iniziato a lavorare a Bologna col e/o nel web già da diversi anni.
Leda apre gli speech de “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma oggi  alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

La ringrazio per questa bella intervista e per tutto quello che mi ha insegnato in questi anni.

Il tuo percorso professionale non nasce nell’ambito delle nuove tecnologie. Ci racconti la tua esperienza?

Il mio percorso professionale “non flessibile” – prima solo una entusiasmante esperienza alla neonata Galleria d’Arte Moderna dove ho imparato moltissimo sulla educazione/sensibilità al contemporaneo e sull’attenzione ai linguaggi – è cominciato come operatrice culturale/bibliotecaria “del territorio”. Una categoria interpretativa, quella del territorio, tornata vitale con la rete e con il concetto di glocal, a contaminare mondo e città/paese. Una attività sul campo, sulla prima linea della innovazione sociale, in un centro culturale polivalente della “bassa bolognese”. E’ stata una vera e propria immersione nella conoscenza, nell’uso e nella divulgazione di strumenti, supporti, canali, mezzi per la comunicazione. Conoscenza prodotta non solo dal centro (la città) verso la periferia (i Comuni della provincia) ma anche dalla creatività locale, dalla dimensione metropolitana.

Le tecnologie informatiche erano utilizzate prevalentemente per la gestione automatica del patrimonio librario e informativo e non si erano ancora incontrate/ibridate con altri media e – soprattutto – con internet. La mia esperienza è continuata nella comunicazione istituzionale, all’ufficio stampa della Provincia di Bologna e successivamente del Comune di Bologna, dove mi sono occupata di informazione verso i cittadini, i media, di attività giornalistica e anche di collaborazione diretta con l’allora Sindaco, Renzo Imbeni. Era l’inizio degli anni ’90, quando si cominciava a parlare di informazione come diritto di cittadinanza, a sperimentare pratiche di trasparenza, accesso, dialogo e ascolto. Parole chiave nel processo di rinnovamento della pubblica amministrazione. L’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore come struttura dedicata alla comunicazione bidirezionale è di quegli anni.

In quel contesto aperto al nuovo si è manifestato un nuovo ambito di interazione, un nuovo universo dei possibili: internet. Quindi il mio incontro con le tecnologie – o meglio, con la rete – è avvenuto davvero molto tempo fa, nel 1993/4 e, devo dire, in modo abbastanza naturale, anche se potrebbe sembrare una contraddizione riferendoci a tempi in cui una formazione umanistica come la mia non era davvero il viatico professionale più adatto e accettato in un settore gestito da tecnici e informatici, prevalentemente, come si sa, uomini. Forse questo incontro è stato quasi naturale – certamente non traumatico! –  perché (ma è un’ipotesi a posteriori) culturalmente preparato e reso più facile dalla frequentazione dei media “classici” (dai video al cinema, dalla fotografia ai libri) e dalla curiosità per le tecnologie “riproduttive” dei mondi artificiali (?) da queste generati maturate fin dagli anni ’70.

Credo che la dimensione progettuale ed evolutiva della rete  – allora ancora 1.0! –  come paradigma concettuale e come modello relazionale, e la confusa percezione da parte mia di una porta aperta su di un mondo nuovo mi abbiano spinto a superare anche l’oggettivo “lack of skills”, il mio personale digital divide ante litteram e a cominciare, con gli altri stimolanti compagni di strada,  l’avventura della rete civica. I primi indirizzi di posta elettronica del Comune di Bologna sono stati quelli dello staff Iperbole, nel settore Comunicazione.

Iperbole è la rete civica del Comune di Bologna. Esistono statistiche di genere sugli iperboliani?

Vengono rilevate le percentuali di iscrizione alla rete civica dalla sua nascita: la proporzione degli utenti è ancora all’incirca di 70 a 30 “a favore” dell’utenza maschile, ma sono statistiche da coniugare con quelle relative alle connessioni mobili sicuramente diverse ma non ancora rilevate, per ragioni tecnico-organizzative, e per ovviare alle quali ci stiamo attrezzando. Da quando abbiamo lanciato la rete gratuita “senza fili” – Iperbole Wireless – i collegamenti non sono più riservati solo ai residenti, gli Iperboliani, e agli enti e organismi pubblici e no profit del territorio, ma sono distribuiti anche agli studenti e al personale dell’Ateneo. Questi sono visti dal Comune come cittadini a tutti gli effetti per il periodo che studiano, abitano, frequentano Bologna.

E’ fondato pensare che il rapporto percentuale sia diverso – più “femminile” – anche perché la fruizione della rete attraverso i device personali mobili (laptop, tablet, smartphone…) è in aumento esponenziale e moltiplica le occasioni di collegamento. Quanto poi all’utilizzo delle postazioni pubbliche free allo sportello Iperbole presso l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico di Piazza Maggiore, da molti anni ormai, la percentuale degli utilizzatori/trici è quasi equamente suddivisa tra i generi. Probabilmente la felice localizzazione e la facile accessibilità delle postazioni – unite alla disponibilità di altri servizi di front office per la comunità – sono fattori che hanno contribuito a questo risultato. Altro dato riguardo a Iperbole, credo interessante da evidenziare e che potrebbe essere spunto per una riflessione “di genere”, è che le persone che lavorano e che hanno lavorato in questi anni alla rete civica e al suo sito/portale web sono state e sono in grande numero donne, ragazze.

Dipendenti comunali e collaboratrici esterne, figure con competenze diverse, provenienti da esperienze varie e generalmente non con una formazione specifica tecnico-informatica. Allo sportello Iperbole e al back office, progettuale e redazionale, si è da sempre registrata una prevalenza di personale femminile: i risultati attuali sono stati ottenuti grazie all’impegno, alla caparbietà e all’investimento, anche emotivo, di donne e ragazze con capacità di mescolare competenze comunicative e umanistiche con abilità tecniche. Certo analisi “di genere” più approfondite, anche qualitative, ci piacerebbe farle (risorse permettendo!) magari anche con il supporto tecnico e conoscitivo di Università e di associazioni/organismi che si occupano specificamente di tematiche di genere.

In che modo Iperbole si è inserita – nel corso degli anni – nel tessuto di genere della città? Avete collaborato con associazioni e/o altri su progetti di genere?

La collaborazione con l’Associazione Orlando e il Server Donne, oltre che una adesione culturale/professionale personale, è “storica”: siamo nati come servizi alla città quasi contemporaneamente, con obiettivi diversi per specificità, ma sinergici e dialoganti. Grande consonanza con le amiche e colleghe – compagne di strada – sui temi dei diritti, delle pari opportunità di accesso alla rete, del rispetto e della valorizzazione delle differenze di usi, bisogni, linguaggi e universi simbolici, modi di abitare/utilizzare la rete e le tecnologie.

Sono molte poi le donne, all’interno di reti sociali, pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca, ecc., che lavorano soprattutto sulla relazione, sulle comunità, sul fare rete a tutti i livelli. Abbiamo collaborato con il PROGETTO DONNA –  Centro Studi per la Ricerca e Sviluppo delle Pari Opportunità, anche nell’ambito di un Progetto Europeo dedicato all’uso della rete da parte delle persone anziane, in particolare le donne. E, comunque,la rete civica è stata sempre aperta alle sollecitazioni delle organizzazioni che si sono proposte come interlocutrici, partner, portatrici di idee e progetti da condividere. Voglio ricordare un progetto particolarmente significativo, credo, per la sua innovatività promosso qualche anno fa dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Piano Telematico, riguardante un’analisi dal punto di vista di “genere” dei contenuti (informazioni, servizi, ecc.) – semantica, architetturale, comunicativa –  dei portali delle amministrazioni pubbliche regionali. Il lavoro è stato svolto sul campo dall’Associazione Orlando in collaborazione con noi di Iperbole e con la responsabile del portale web del Comune di Ferrara che ci siamo offerte come cavie per un carotaggio sui rispettivi web istituzionali. I risultati complessivi dell’indagine sono stati per certi versi inattesi e meritevoli di una riflessione: in particolare sotto il profilo della correttezza di genere, sulle modalità di progettazione e di sviluppo di un sito pubblico che deve tenere conto delle diversità di aspettative, bisogni, usi… Ne sono nate delle Linee Guida per la progettazione dei siti web pubblici che meritano di essere conosciute e applicate. Un suggerimento di lettura per tutte noi!

E poi c’è stato l’incontro, ultimo in ordine di tempo ma per me davvero stimolante, con le Girl Geek Dinner di Bologna, ragazze che hanno incontrato le tecnologie molto giovani, una generazione diversa dalla mia, e che hanno con essa una relazione molto più spontanea, integrata nella quotidianità in modo naturale, fluido. Mi piace la loro voglia e capacità di mobilitarsi per l’inclusione digitale, per la diffusione di una conoscenza della rete in grado di declinarsi sui bisogni e i desideri delle donne, per fugare la “paura della rete” e contrastare chi la genera per limitare diritti, parità, libertà individuali e collettive.

L’iniziativa di oggi è occasione per parlare insieme ad altre donne, esperte e professioniste del settore, sulle opportunità che le tecnologie ci offrono in termini di  lavoro, relazioni, nuove professioni, discriminazione di genere, supporto e amicizie. Che cosa è cambiato da quando hai iniziato a muovere i primi passi nelle nuove tecnologie?

In questi anni di evoluzione della rete civica e di costruzione di rapporti con colleghe/i a livello nazionale e internazionale, come responsabile di Iperbole ho incontrato molte donne che facevano e fanno lavori simili al mio e con le quali si sono consolidati rapporti, non solo professionali ma anche elettivi, amicali, a livello “globale”. I cambiamenti in sedici, diciassette anni sono stati profondi a tutti i livelli, negli usi che si sono differenziati per i supporti a disposizione (non solo personal computer ma device mobili, tv digitale…) e per i contesti in cui vengono agiti (non più solo casa/lavoro/scuola); ma soprattutto, come ho detto, i cambiamenti, veicolati dalle pratiche, sono stati nell’immaginario comune e nel simbolico della relazione tra donne e tecnologie.

Si può dire che un altro “genere” di tecnologia si sta facendo strada attraverso percorsi professionali e di vita, magari non lineari ma sempre più sicuri. Certo non bisogna nascondersi che il gender divide e il dominio maschile nella produzione di senso in rete sono ostacoli oggettivi al libero dispiegarsi del “femminile” in internet (ormai l’ubi consistam prevalente delle tecnologie in generale). Ma gli spazi, anche quelli virtuali, vanno popolati con le nostre parole e le nostre narrazioni, così – anche se sempre troppo lentamente – si cambiano e si riequilibrano i rapporti di potere. E poi non va dimenticato, dal punto di vista socio-economico, che nuove e vecchie marginalizzazioni sono spesso una ulteriore aggravante dei divide digitali…

Il tuo è anche un punto di vista privilegiato. Spesso si parla della pubblica amministrazione come di un ambiente poco 2.0. Come pensi, invece, che stia cambiando il rapporto? La Pa può agire da facilitatore?

La pubblica amministrazione ha un ruolo fondamentale nel contrasto dei gender divide, di tutti i divide, sempre più di competenze e conoscenze non puramente tecniche, ma più culturali in senso lato. Politiche e azioni di alfabetizzazione, formazione, di empowerment professionale, di promozione di spazi di incontro, dialogo, scambio – fisici e virtuali – coniugate con la facilitazione all’accesso in banda larga, anche wireless sono necessarie per l’innovazione, non sono un’opzione: difficile tutto ciò da realizzare in tempi di crisi e di budget da tagliare in modo drastico.

L’approccio 2.0 poi non è semplice da promuovere nella PA, per natura complessa, verticale e poco interattiva. Anche se il Comune è da sempre impegnato sui temi dell’accesso alla rete, dell’e-inclusion, del wireless pubblico e dei nuovi diritti digitali. In particolare open government, trasparenza e open data quali piattaforme per lo sviluppo dell’innovazione e strumento di governance della e nella comunità sono i temi che stanno alla base del disegno di Bologna futura come smart city, social e aperta al contributo creativo dei cittadini.

La definizione della “città intelligente” sarà parte fondamentale dell’AGENDA DIGITALE PER BOLOGNA; gli cui obiettivi saranno individuati secondo una metodologia multistakeholder, declinata in rete e sul territorio. Iperbole 2020, la rete civica di domani, diventa un ecosistema sociale e comunitario che farà del crowsourcing e dei contenuti generati dagli utenti un perno delle politiche pubbliche della nuova Amministrazione.

Giulia, tra la cultura (excentrica) e il web

Dalla laurea in Lettere al Digital Marketing” è il titolo dello speech che Giulia Simi, o Excentrica per quelli che seguono il suo blog, terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma domani, sabato 15 ottobre, alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

In attesa di conoscerla e ascoltarla, ringrazio Giulia per collaborazione e vi ricordo che potete seguire lo streaming dell’evento collegandovi qui.

Il tuo blog si chiama excentrica e ti occupi di cultura e comunicazione. Nel nostro Paese la cultura è considerata un “di più” e che – parole di un Ministro – “con la cultura non si mangia”. In che modo il web può aiutare a fare cultura e marketing?
Sì, la cultura è considerata un lusso, un privilegio, un bene non necessario ormai da molti paesi. L’Italia, forse più di altri, in questo momento presenta un mix letale: la cultura è erogata in gran parte dal sistema pubblico e il sistema pubblico, nella sua totalità, versa in terribile crisi. Come uscirne? Credo che prima di ogni altra cosa si debba tornare a considerare la cultura come una necessità, tanto quanto il cibo. Riusciremmo a vivere con la pancia piena in una stanza senza ossigeno? Difficile, più probabilmente moriremmo soffocate. Ecco, la cultura credo sia questo: aria.
Aria per far circolare le idee, i sogni, i desideri, i progetti. Aria dove sviluppare le lotte per la giustizia sociale, per esempio, così come per la libertà femminile, entrambe sotto scacco in questi tempi così scivolosi. Nessuna libertà sarà mai possibile senza una cultura alle spalle. Per fare un esempio banale: quando sento parlare una donna come Terry De Nicolò (penso che tutti/e sappiano chi è) rabbrividisco proprio perché mi rendo conto dalle sue parole che non sembra avvertire la miseria della sua condizione, la prigione in cui si trova. Mi piace pensare che non sarebbe così se avesse incontrato e compreso gli scritti di Virginia Woolf o di Christa Wolf, i collage di Hannah Hoch o i dipinti di Frida Kahlo, i film di Maya Deren o di Sofia Coppola. Se avessi il suo indirizzo forse le spedirei “Una stanza tutta per sé”, tanto per cominciare dalle basi.
Basterà il web per far sì che donne come Terry de Nicolò possano trovare una via di liberazione? Non lo so, però credo che il web aiuti per vari motivi. Aiuta perché ha bassi costi e ha la capacità di raggiungere un gran numero di persone senza limiti (o quasi) di tempo e di spazio. Aiuta sicuramente perché prevede, in modo maggiore rispetto ai media tradizionali, un’interazione, una partecipazione, uno scambio. E aiuta infine perché, essendo “l’ultimo medium”, è forse quello più aderente alla società contemporanea. Detto questo, io non sono una tecnofila e so che le cose non sono così semplici e così lineari, ma non credo sia questa la sede per approfondire i lati oscuri dell’online. :)

Mi racconti chi eri prima del tuo blog (se questo è stato uno spartiacque da un punto di vista professionale)?
Dunque, devo dire che il blog non è stato per me uno spartiacque. Tutt’altro. Il blog è per me come un cappello, che mi ripara la testa dal freddo o dal sole accecante ma cambia ad ogni stagione, assieme alle mie inclinazioni, alle mie scelte più o meno obbligate, alle mie passioni. Ho aperto il blog nel 2007. Ai tempi stavo a Milano, lavoravo come web producer in MTV e a dir la verità non ero molto contenta, nonostante con il senno del poi sia consapevole dell’alto livello formativo di quell’esperienza. Ero smarrita.

Il passaggio dagli studi alla vita lavorativa può essere piuttosto traumatico ai tempi del tardo capitalismo. Mi sentivo braccata da una sensazione di alienazione e avevo bisogno di uno spazio per me, una stanzina virtuale dove scrivere quello che realmente mi appassionava e renderlo leggibile agli altri. Non aveva alcuno scopo professionale. Scrivevo recensioni dei libri che leggevo o dei film che vedevo… Era molto ingenuo. Chissà, forse alcuni post sono ancora raggiungibili dall’archivio. Nel tempo è mutato, ha cambiato forma e contenuti e adesso rispecchia la mia negoziazione costante tra il fare cultura e il renderla accessibile. Rispecchia la mia vita, fatta di un dottorato in arti visive e di consulenze sulla comunicazione online. Data la fluidità di questi tempi, se domani cambierò mestiere, tutto è possibile, forse cambierò anche i contenuti del blog. Scrivo quello che vivo. Altro non saprei fare.

In questi anni da blogger e/o da digital marketing c’è un evento o una storia che ti ha colpito in maniera particolare?
A dire il vero molti. Ne scelgo uno, che non è un evento ma, se così possiamo dire, un fenomeno, ovvero quello della presenza degli editori italiani su Twitter. Sono forse il settore che più di altri ne ha capito il senso e le potenzialità. Sono creativi, sono aperti alla relazione, sono incredibilmente capaci di fare rete tra loro, si espongono su questioni rilevanti della vita politica e sociale.

A volte mi sembra quasi che siano più bravi online che offline, come se in Twitter avessero trovato un terreno fertile che assicura loro un’autonomia più difficile da mantenere sui media tradizionali. Seguire i loro account è una lezione in diretta di social media marketing ad altissimo livello ma anche un ottimo modo per ricevere pillole di letteratura a volte dimenticata. Ovviamente non sono tutti così, ma @EinaudiEditore, @FaziEditore, @EdizioniEo, @Marcoseditore, @isbnedizioni, @ilSaggiatoreEd, giusto per fare alcuni esempi, sono davvero uno spasso.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
Tutto, tranne la cellulite e l’emicrania. :)

Cosa racconterai domani e cosa pensi ti aspetti dalla nostra iniziativa?
Racconterò il mio percorso professionale, dalla svalutatissima laurea in lettere alla mia attuale attività di consulente e di studiosa. Come al solito queste sono ottime occasioni di scambio per conoscere “le vite delle altre”. Credo che in questo momento quello che serve, soprattutto alle nuove generazioni di donne, siano degli esempi, dei “casi studio” su cui potersi basare per la difficile operazione di scrittura in fieri della propria vita. I tempi non sono facili e nessuna è in grado di indicare la strada maestra, però mettendo assieme le narrazioni di tutte piano piano si può cominciare ad intravedere un orizzonte verso il quale tentare di muoversi. Di più, ad oggi, credo sia impossibile fare.


Edith, il pranzo 2.0 è servito

Una laurea in lingue orientali conseguita a Venezia, dove ha vissuto per molti anni, poi il lavoro a Bologna nel web e nell’editoria a fumetti. A un certo punto, però, Edith Gallon, nata a Conegliano 39 anni fa, ha detto basta e si è buttata in una avventura professionale, un ristorante nel centro di Bologna, gestita in modo 2.0.

Linda Serra delle GGDBologna l’ha intervistata per Articolo37 in vista de “Le nuove professioni delle donne” (l’hashtag è #NPDonne), l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna che si terrà, domani, sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna.

Mi racconti chi eri prima della tua ultima  svolta lavorativa?
ero account in una start up a target kids & family. Facevo inoltre consulenze di business development nel settore web e editoria.

Quando hai detto “basta, è ora di cambiare”?
Quando ho capito che stavo diventando troppo vecchia per poter aspirare ad una carriera di livello, a meno di andare all’estero e ricominciare da capo, e quando ho visto che, dopo 10 anni di precariato l’unica via che mi si prospettava era l’apertura della partita iva. Complice anche la pessima situazione economica del paese, mi sono detta che aspettando non sarebbe cambiato nulla, tanto valeva darci un taglio e rischiare.

Hai mai avuto paura di fare un salto nel vuoto, lasciando una professione “classica” e sicura?
Paura certamente, ne ho ancor più ora che devo far quadrare i conti. Ma ero stufa di “tirare” per gli altri e l’unica sicurezza che avevo era quella di un futuro da precaria. La misura era colma ed ero pronta a fare qualcosa di mio in qualsiasi settore vedessi degli sbocchi.

Come ti è venuta l’idea di gestire un ristorante utilizzando un ipad e i nuovi media?
Sono fondamentalmente una geek, ho fiducia nella tecnologia e nella sua capacità di semplificare la vita quotidiana lasciandoci più tempo libero. La scelta dell’ipad è venuta dopo una ricerca sulle varie opzioni dei punti cassa, ho visto il software per iPad l’ho trovato una soluzione comoda e semplice. Adatto allo stile moderno che volevamo dare al locale. L’uso dei nuovi media a livello promozionale è per me naturale, venendo da anni di lavoro in quel settore ne conosco e apprezzo le potenzialità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Per il momento tutte le mie energie sono impiegate nel ristorante, riuscire a far quadrare i conti fondamentalmente. In futuro vorremmo sviluppare l’attività di catering e chissà espanderci con nuove attività sempre nel settore della ristorazione. Ora come ora comunque la quotidianità è più che sufficiente e non ho il tempo di guardare troppo avanti.

Cosa racconterai all’iniziativa del 15 ottobre e cosa pensi che possa darti in termine di relazioni e opportunità?
Sono felice di partecipare ad un evento di networking tra donne dato che sono convinta dell’importanza di fare rete in modo positivo e sono davvero lusingata di essere stata invitata. Racconterò di una piccola attività imprenditoriale nata da un sogno di indipendenza e dalla voglia di mettersi alla prova, delle sue difficoltà e delle sue soddisfazioni.

Politica, libri, foto e una tazzina di caffè: Framino e la comunicazione 2.0

Gran Torino 2.0 è il titolo dello speech che Francesca Minonne terrà a “Le nuove professioni delle donne”, l’iniziativa promossa da Girl Geek Dinners Bologna, Donne Pensanti, dal blog Articolo37 e patrocinata dalla Provincia di Bologna in programma sabato 15 ottobre alle Officine Minganti di Bologna (il nostro hashtag è #NPDonne).

Francesca, che in rete è conosciuta anche come Framino, mastica politica e web tutti i giorni (ha alle spalle già tre campagne elettorali). In questa chiacchierata racconta le sue esperienze professionali, il suo percorso universitario e la passione per i social.

Grazie a Francesca e buona lettura!!!

Tu lavori per una agenzia di comunicazione che cura campagne elettorali a livello nazionale. In particolare, hai seguito quella di Fassino per le amministrative 2011. Ci racconti questa esperienza?
Lavoro a Dol, agenzia partner di consulenza multidisciplinare per progetti online. Tra i progetti che curiamo c’è il Partito Democratico e i siti di alcuni esponenti del Pd, tra cui Fassino. Quella di Torino è stata la mia terza campagna elettorale per delle amministrative, in 3 città diverse e con 3 ruoli diversi nella prima ero nel gruppo che curava la web-radio, nella seconda ero la fotografa del candidato. In questa mi sono occupata della declinazione online della comunicazione del candidato. In agenzia abbiamo sviluppato il sito, una volta a Torino mi sono occupata dell’aggiornamento quotidiano, della presenza sui vari social (Facebook, Twitter, Youtube e Flickr) e le newsletter.
Il sito di Fassino esisteva già da prima della campagna elettorale (sempre curato da Dol) ed era già iscritto e attivo sui social. Per questo non abbiamo dovuto creare da 0 la sua presenza, ma adattarla alla campagna elettorale.
Ovviamente non ho fatto tutto da sola ma con un gruppo di persone. Il team di Roma che ha aggiornato la struttura del sito in base alle necessità della campagna e ci ha aiutato anche con l’aggiornamento dei contenuti, e con collaboratori del comitato, alcuni volontari che venivano quotidianamente in sede e che seguivano e scrivevano degli eventi, abbiamo raccontato con delle dirette su Twitter gli appuntamenti più importanti. Molti altri volontari ci hanno aiutato a
diffondere i contenuti del sito sui socialnetwork.

Quando hai finito l’università, hai subito pensato al web come opportunità di lavoro?
Mi sono laureata nel 2006 in Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma. Nell’ultimo anno avevo partecipato all’esperienza di Mediazone (magazine online della facoltà, che ora si chiama Comuniclab). Lì ho imparato (sul campo) cosa fosse la scrittura per il web e mi sono innamorata del web come strumento di comunicazione e, perché no, di lavoro. A distanza di anni ringrazio ancora il professore (anche relatore di tesi) che mi fece entrare nel progetto.

In rete sei anche Framino. Come nasce questa idea e cosa racconti nel tuo diario on line?
Il blog Framino nasce a fine 2004 (e inaugura anche il mio nik, prima ne avevo un altro), nel periodo in cui scrivevo su mediazone. E’ un diario. Raccoglie le mie passioni: politica, tecnologia, fotografia, libri e caffè. Ci sono riflessioni, foto e pensieri (alcuni hanno la lunghezza di un tweet) e soffre un po’ dell’incostanza della tenutaria e un po’ dell’avvento dei socialnetwork che gli hanno rubato i cortissimi post che scrivevo ogni tanto. Da circa un anno c’è una rubrica EquiLibrismi sui libri.

In questi anni da blogger e/o da social media strategist c’è una storia o un evento che ti ha colpito in maniera particolare?
Tra le cose che mi ha colpito di più (e che è diventato argomento della mia tesi) è stato il fenomeno della censura online in paesi come la Cina, Cuba e alcuni paesi arabi. D’altra parte, come molti, sono rimasta colpita dalle rivolte scoppiate la scorsa primavere proprio nei paesi arabi e che hanno trovato nella rete uno strumento importante.
Poi ci metto anche tutta l’ultima tornata elettorale. Dalle elezioni amministrative (e non solo perché ero “parte attiva”) ai referendum di giugno fino al risultato della raccolta firme per il referendum contro il porcellum.

Cosa porti della tua vita off line in quella on line?
La curiosità, l’apertura verso il nuovo e la voglia di comunicare

Cosa racconterai all’iniziativa di sabato e cosa ti aspetti?
Racconterò come i socialmedia possono entrare a far parte della comunicazione di una campagna elettorale e di come sia possibile farlo soprattutto se il diretto interessato (il candidato) crede nell’importanza del web e dei nuovi strumenti di comunicazione. Penso che l’iniziativa mi farà conoscere nuove realtà, persone e mi potrà dare nuovi spunti.