Articolo37 aderisce al blogging day di #2eurox10leggi, l’iniziativa nata sul web per dare voce a 10 proposte di legge che le donne chiedono alla politica.
Questo è il mio piccolo contributo.
Quando Alice (nome di fantasia) mi ha raccontato la sua storia, ho pensato che poteva succedere anche a me.
Conosco Alice dai tempi della scuola media. Stesso banco per tre anni, poi alle superiori le nostre strade si sono divise. Lei ha scelto una scuola tecnica che le potesse assicurare già da dopo il diploma un posto di lavoro, io il liceo già sapendo di voler fare l’università in un’altra città.
Ci siamo perse di vista per lungo tempo, ma sapevo comunque dei suoi studi e del suo lavoro. Fino a quando ci siamo incontrate di nuovo: io già mamma, lei sul punto di sposarsi e con l’idea di avere presto un bambino.
Mi ha chiesto del lavoro, di come facevo a fare tutto. Insomma, le solite cose.
Poi le ho chiesto di parlarmi del suo lavoro. Ero curiosa di sapere da lei, che lavorava da quasi quindici anni, come stava andando.
Alice mi ha detto che, pur lavorando a tempo pieno e ormai da tempo sempre nello stesso ufficio, ha dovuto aprire una partita Iva. In questo modo risulta essere una consulente di quello studio.
Succede, però, che Alice rimanga incinta. Succede che Alice continui a lavorare fino a qualche giorno prima del parto, perché lei una consulente di quello studio, quindi non le spetta il congedo maternità.
Alice mi racconta che va tutto bene, che è contenta, poi un giorno vengo a sapere che è diventata mamma.
In uno dei miei viaggi, decido di andarla a trovare, ma quando le telefono mi dice che dobbiamo combinare l’incontro in base ai suoi impegni di lavoro.
Sul momento non capisco, anzi faccio finta di non capire, poi quando ci vediamo la situazione mi è più chiara.
Alice, pur essendo da poco mamma, deve comunque garantire una certa presenza in ufficio così si è organizzata con il marito e la mamma per poter andare qualche ora al lavoro. Del resto lei è una consulente.
Non la faccio lunga perché la storia di Alice è uguale a molte altre che leggiamo sui giornali, che le amiche delle amiche ci raccontano, che ho scritto in questo blog.
La cosa assurda è che Alice è una consulente del lavoro, quindi conosce bene i suoi diritti, così come il suo datore di lavoro che, magari, li suggerisce a qualche sua cliente, ma non ad una sua dipendente.
Forse non sarà e non basterà una legge a cambiare questa storia, però almeno proviamoci. Se non ora, quando?
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