Maude, il movimento lavoratrici dello spettacolo, sta realizzando un film-documentario e un libro per raccontare come vivono oggi le donne in Italia. Le storie devono essere inviate entro il 30 Aprile 2011 a info@passioneproduzioni.it o a PASSIONE film, Lungotevere Ripa 3b, Roma – 00153. Per saperne di più si può consultare il maudeblog su Facebook.
Di Maude e dell’idea del documentario ho parlato con la regista Valia Santella.
Un Ministro della Repubblica ha detto che “con la cultura non si mangia”. Invece, la cultura è lavoro per alcuni, nutrimento per altri, ovvero per chi la fruisce. In Italia il taglio del Fus è sistematico ed è in controtendenza con quanto accade in altri paesi (nemmeno in Francia – paese di centrodestra – la cultura è così bistrattata). Questo ha spinto i lavoratori dello spettacolo a scendere in piazza, a manifestare, a far sentire la loro voce, a spiegare che la delocalizzazione non è solo quella delle fabbriche. Come si colloca Maude in questo contesto?
Maude è un movimento di donne lavoratrici dello spettacolo ed è nato proprio durante la più vasta mobilitazione contro i tagli alla cultura che c’è stata nell’ultima parte del 2010. Ci siamo ritrovate nelle assemblee, nelle manifestazioni ed è saltato agli occhi di tutte noi che, anche all’interno del nostro settore, la rappresentanza era sempre quasi esclusivamente maschile. Questa osservazione più che a delle recriminazioni ci ha stimolato delle riflessioni. Se, negli ultimi venti anni si è affermata in Italia una cultura che ha così svilito l’immagine femminile forse la responsabilità è anche nostra, ovvero di chi produce cultura. E noi come lavoratrici dello spettacolo vogliamo assumercela questa responsabilità, vogliamo portare avanti un profondo lavoro culturale, proprio perché crediamo che la cultura sia l’identità di un polo, di una nazione.
In questo senso pensiamo quanto più le donne riescono ad entrare nella produzione culturale, tanto più si riuscirà a creare una cultura più ricca, più sfaccettata e soprattutto un’immagine femminile più veritiera.
Per quanto riguarda poi la questione della delocalizzazione è fin troppo evidente quanto questo fenomeno rischi di tagliar fuori dal mondo del lavoro sempre più donne, costrette a fare scelte dolorosissime tra vita privata e vita lavorativa. Scelte che, in una moderna società democratica che dovrebbe offrire pari opportunità a tutti, non dovrebbero ricadere sul singolo individuo.
Come è nata l’idea del documentario e del libro?
L’idea del documentario e del libro nasce dalla stessa motivazione che sta alla base di Maude, ovvero proporre attraverso il nostro lavoro un’immagine reale, ricca e plurale delle donne italiane. Il fatto che l’invito a raccontarsi sia rivolto a tutte le donne e non solo a chi già per lavoro scrive viene dal desiderio di guardarsi intorno a 360 gradi, ma non solo è anche un invito implicito alla riflessione. Raccontarsi è uno degli strumenti più profondi per conoscersi.
Abbiamo iniziato a ricevere qualche storia, ma ancora poche. Vorrei ribadire che non bisogna preoccuparsi della forma o pensare che la propria storia non sia interessante. Quello che ci piacerebbe fare è simile ad una gigantesca fotografia di gruppo di tutte le donne italiane, un’immagine simile a quella che abbiamo visto nelle nostre piazze il 13 febbraio per le manifestazioni di Se non ora quando.
Non è un caso infatti che stiamo raccogliendo immagini da molte città, non solo italiane, di quelle manifestazioni per poterle poi inserire nel documentario.
Parlando, invece, delle sue esperienze professionali, il suo primo lungometraggio “Te lo leggo negli occhi” indaga il rapporto madre-figlia, quindi una storia al femminile.
Nel mio film ho provato ad indagare il complesso rapporto madre/figlia attraverso tre generazioni, dalla madre- nonna che si avvicina ai 60 anni, sua figlia e la sua nipotina di circa 8 anni. Quello che mi interessava indagare è il processo della costruzione dell’identità attraverso l’affinità o le distanze che ognuna di noi crea con il modello femminile proposto da sua madre.
Parafrasando quel titolo, cosa legge o cosa pensa che leggerà negli occhi delle donne che si racconteranno a Maude?
Mentre giravo dei primi piani a piazza del popolo a Roma il 13 febbraio, vedevo occhi commossi, occhi stanchi, occhi nascosti dietro occhiali da sole, ma quello che forse si può leggere più in profondità negli occhi delle donne oggi è l’immagine della ricostruzione. Io credo che lo spettacolo delle macerie ormai sia evidente, e ho la sensazione che molte donne si siano già rimboccate le maniche e stiano lavorando alla ricostruzione.
